Antica Friggitoria “MASARDONA”

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Chissà se qualcuno ricorda l’attrice teatrale Linda Moretti. Faceva parte della compagnia di Eduardo, fu Donna Rosa ne “Il postino”, e una decina di anni fa ci ha strappato più di una risata in qualche film di Salemme.  Napoletana vera, voce rauca, strepitosa vèrve. Incredibilmente uguale a una vecchia signora che ho incontrato all’inizio di questa nuova avventura.

“Signò buongiorno, sapete dov’è la Masardona?”
“COMM’ GIUVINO’, CONTINUA DRITTO, NON LA SECONDA, LA TERZA A DESTRA”
“Grazie mille signora bella, e buona giornata”
“PREGO UAGLIO’, MO’ VEDETE…CA V’ MAGNAT’ NA ‘DDIE E PIZZA”

 Come al solito, la saggezza dell’umanità è tutta concentrata in queste donne. Aveva ragione, quella che sto per raccontarvi è tra le più emozionanti di queste avventure.

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E giustamente, tutto doveva nascere da una di quelle donne.

Era il 1945, finiva la più grande delle guerre, e a Napoli ci si arrangiava. Chi si dava alla criminalità, chi al contrabbando, chi andava a spaccarsi la schiena per qualche spicciolo. Chi, invece, per arrotondà, si improvvisava proprio sotto casa sua. Mogli, che con un po’ d’impasto, un pentolone, tanta simpatia, arredavano il proprio “vascio” a pizzeria. Pizze fritte. Calde, economiche e popolari.

Mi piacerebbe chiudere gli occhi e ritrovarmi lì, passeggiare per il quartiere, sentirne il calore, e ad un tratto sentire un profumo, che seguirei nella speranza di incontrare lei, Anna Manfredi, a’ masardona (“messaggera”). Emozionato, mangerei una pizza e poi l’abbraccerei, un po’ per ringraziarla, un po’ per rincuorarla, come a dire: “Signo’, non vi preoccupate, le cose andranno bene”.

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La bancarella improvvisata si è trasformata in un tempio della pizza fritta, e una tradizione così bella e così romantica si è tramandata persino migliorata, quando arrivati alla terza generazione è diventata la passione di Enzo Piccirillo, nipote d’arte, persona squisita e instancabile lavoratore.

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Erede di un sapere inestimabile, di una ricetta antica e perfezionata, Enzo Piccirillo è l’anima della “Masardona”. Solare, simpatico, coinvolgente, innamorato del suo lavoro. Quando ha due minuti liberi ti trasporta nel suo mondo, nella sua storia e nella filosofia del locale. Da che mondo è mondo, non basta una ricetta! Sono l’amore e la passione gli ingredienti segreti di questa leggendaria pizza fritta.

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Che da sempre, è alla portata di tutti ed è proposta in due formati. Quello più piccolo ha la forma classica del calzone napoletano, vien fuori da un unico disco di pasta ripiegato attorno al ripieno, ed ha un nome fantastico, il “battilocchio”. Fermo in una mano, con l’altra lo si scalpella, si fa uscire l’aria che lo teneva gonfio e bello, e ancor prima di passare al primo morso, ci si concede al profumo dell’impasto. Prima di svenire si iniziano le danze, ricordando tra un morso e l’altro di tener stretta la base, così da spinger sempre in sù il delizioso ripieno. Sono le coordinate di Enzo, i buoni consigli della “Masardona”, a rendere il tutto speciale. Non bastava concedermi ad uno strabiliante ripieno, mozzarella e scarole. Queste ultime perfette – na’ punta e salato, na’ punta e dolce e na’ punta e piccante – regalano al battilocchio un’intensità unica ed emozionante. Indimenticabile.

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Finito il battilocchio, è il turno della “grande”, di nome e di fatto. E’ quella storica, tradizionale, il modello ancestrale di pizza fritta. Ripieno tra due dischi sovrapposti, chiusura ermetica a suon di polpastrelli, e via, a farsi gonfia, bella e profumata. Dalla farcitura alla scolatura, un rituale straordinario.

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Un sole. Da quel pentolone sorge un sole. Caldo, raggiante e aureo. Perfetto col ripieno dei ripieni. Ricotta delicatissima, cicoli freschi e saporiti, provola, pepe e basilico a completare un cuore delizioso, appagante e incredibilmente leggero. Leggero, come quell’impasto che me lo sogno la notte. Profumo indimenticabile, sono ancora qui a chiedermi da dove viene. Per gli occhi uno spettacolo, con quei piccoli bozzetti appena accennati su quella patina dorata. E infine il sapore, indescrivibile: è fragrante e morbida, sapida al punto giusto, è sapurita, o come dice Enzo, è semplicemente “buona”.

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Che goduria, “Masardona”. Esperienza – poi – che si fa ricordo, perché non è una semplice friggitoria, la “Masardona” è un punto di incontro culturale. Un mix straordinario di clienti, vivacità, colore, calore. La vera essenza della Napoli popolare, che secondo chi vi scrive ha due fantastici modelli. Le cugine di Enzo, le due rose, Rosa Pastore e Rosa Vaccaro. Una frigge e l’altra incarta. Col mantesino, il cappellino, e la mimica da attrici teatrali. Fossi uno sceicco, proverei a comprarmele. Mi sono innamorato.

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Di loro e della “Masardona”. Ora conosco la strada. E se non la ricordo, conosco il profumo. Lo seguirò ancora per le vie di Case Nuove. E tornerò lì, per vedere l’alba di un altro “sole”. W la Masardona!

(Mi dispiace soltanto di non aver conosciuto le nuove leve, i figli di Enzo, Cristiano e Salvatore. Assenti nobilmente, perché impegnati a Piazza del Plebiscito in una vendita di beneficienza per i bambini malati di cancro. Ancora di più, W la Masardona!)

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Antica Friggitoria “MASARDONA”
Via G. Cesare Capaccio 27
Napoli (NA)

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Egidio Cerrone

Testo e Foto sono proprietà di “Le avventure culinarie di Puok e Med”.
Copyright © 2013. Tutti i diritti riservati.

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14 thoughts on “Antica Friggitoria “MASARDONA”

  1. Enrico says:

    Una delle migliori realtà di Napoli!!!!!

  2. Mario Esposito says:

    Spettacolo, ne ho mangiate a bizzeffe, un luogo intriso di storia, alla pari di S
    anta Chiara e il cimitero delle fontanelle!

  3. Jos says:

    Questo bel posticino ce l’avevo già segnato per andarci.
    Mi acceleri la cosa 😀 (e la panza!)

  4. MeryDeRosa says:

    Si, ok, aspetta che ripulisco come al solito la tastiera dalla bava… xD
    Confesso che sono andata a vedere subito dove si trova Via G. Cesare Capaccio ahahah 🙂 Penso di non aver mai mangiato una buona pizza fritta in vita mia, quindi devo assolutamente rimediare al più presto!!! 😉

  5. Sandro Del Pozzo says:

    Devo andarci, appena posso. Di solito la fritta che preferisco e’ quella de “I Buongustai” a via dei Tribunali

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