A Puok in LONDON: The culinary adventures of Sir Puok of Lowland

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Londra. Che dire di Londra. Quello che mi hanno sempre detto? ‘Ca se magna na chiavica e ‘ca chiove sempre? Che mazz’, in cinque giorni non ha mai piovuto, e non vi dico quanto ‘me so chiagnut quel bel pinocchietto che la mia bella nun ma voluto fa purta’. Vi ho detto tutto. Bellissima citta’, enorme, piena di storia e ricca di attrazioni, cosi’ ben collegata che la cumana di Napoli ti sembra una carovana per l’inferno, e ricca di civilta’, forse oggi un po’ priva di identita’ essendo diventata cosi’ violentemente multietnica. Cinque giorni a cammina’ dalla mattina alla sera, ma ad ogni buonanotte ero contento, pecche’ mi ero arrigriato ed arricchito. Dal Tower Bridge al Big Ben, da London Eye ai fantastici mercati di Camden Town. La perfetta compagnia, ma quella e’ n’altra storia ( ❤ ). E il cibbbo?

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Qualcosa grandioso e qualche grande cacata, nel mezzo un fieto di cibo giappocingalese che ormai si e’ impossessato di tutta Londra. Pure ‘a regina secondo me puzza di noodles. Quell’odore inconfondibile, pure nei musei vicino alle mummie e ai faraoni, che ti viene da pensare che se quel fieto – in senso buono – lo trovi pure la’, allo’ e’ nei ciatilli della gente. Che poi a me piace pure il mangiare giappocingolese, ma accussi’ no, nientimeno Londra e’ na solfatara speziata. Ma partiamo dall’inizio, anzi dall’aereoporto dove mentre sto andando al gate mi ferma un gruppo di ragazze. Una mi punta col dito: “Tu! Dove stai andando?” “Io?” “Si tu! Dove stai andando?” Ncap a me: “ma che bo chest?” “Noi ti seguiamo, seguiamo il tuo blog”. Chiama le amiche in fila, e una tutta cuntenta corre facendo burdello: “uhhh Puok e Med” ahhahahahah. “Ci possiamo fa na foto assieme?” Facciamo la foto, scambiamo due chiacchiere veloci, mi dicono che abitano vicino Mazzella e io rispondo ” j che mazzo”, loro stanno andando a Parigi e mi promettono una foto con una baguette. La aspetto ragazze, mi avete fatto pariare a prima mattina. Comunque arriviamo a Londra nel pomeriggio e la mia ragazza subito si vuole far passare uno sfizio che risale ai primi selfie preistorici dei primi italioti sbarcati a Londra: ‘STARBUCKS’. Ahhhh, quanto ho amato Starbucks, quando mi serviva il wi-fi.

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Prendiamo quattro cose giusto pecche’ siamo appena arrivati: un cookie classico a triangolo, un muffin blueberry, un cappuccino, e un frappuccino a caramello. Il frappuccino me’ piaciuto, e’ checazz, e infatti quando mi serviva il wi-fi quello prendevamo. Il cookie se putev’ magna. Il muffin devo dire la verità me’ piaciuto assai, sofficissimo. Il cappuccino NO, proprio NO. Nientimeno ci vogliono diciotto bustine ‘e zucchero per addolcirlo. Non capisco proprio come fanno tutta quella gente a sta sempre cu chilli cappuccini mmano. Che siano di Starbucks, di Nero, di Costa, di Mark & Spencer, di Pret A Manger. Ah dimenticavo, aggiungici Pizza Express, Pizza Hut, KFC, Mc Donald’s, Burger King, Subway e qualche catena locale, ed e’ chiaro che Londra non solo se ne cade di fastfood e cappuccini zuccherofobici, ma  che in questo senso e’ veramente ridondante. In ogni strada, tutti vicini, senza pazzia’ ho contato minimo 30 diversi Starbucks, 35 diversi Costa o Nero, 40 diversi Pret A Manger, ahhahahah praticamente wi-fi free ogni duje metri. Ma giustamente quelli gli inglesi vanno ‘e press, li vedi sempre correre con un tramezzino surgelato ‘mmocc, e sta cosa mi tormenta, naggia capit’ perche vanno cosi di fretta. Se stavano a Napoli con l’R6 che passa una volta ogni morte ‘e papa, per finire tutti azzeccati con le cape sotto le scelle altrui, che facevano? Li trovavi impiccati alle fermate? Vabbuo, una città stressata che funziona. Comunque la prima sera, su consiglio di qualche fan, dopo ‘na bella passeggiata per Oxford Street e Carnaby Street si va a mangiare da ‘NANDO’S’ a Soho.

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Pollo alla brace con contorni e salse varie. Prendiamo la formula con due contorni e in due ne assaggiamo quattro: spiga alla brace, riso speziato, pane tostato all’aglio, patate. Il pollo non e’ male, non eccezionale e non indimenticabile, tra i contorni meglio la spiga e il pane degli altri, le salse un po troppo sciacquate, ma a tutto c’e’ un rimedio che si chiama ketchup della Heinz. Ah, prendi un soft drink (coca, sprite, cos), loro ti danno un bicchiere e te lo puoi riempire all’inverosimile, buon per ammortizzare un po’ i prezzi e per ritrovarti poi in un pub inglese a caso per un “can i use toilette?” da pipi’ fulminante. Vabbuo a nanna. Next day. Colazione in albergo schifosissima. Uova, bacon, sasiccia e fagioli? Fosse ‘o dijee. Pan carre’. Cotto e formaggio non mangiabili.Marmellate bruttissime. Caffe solubile. Gli altri giorni ‘amma rummut’ un’ora in piu’. Mai piu’. Meno male che quel giorno dovevo andare al BOROUGH MARKET.

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Un piccolo mercato, pieno di frutta, verdura, pane e street food. Come ti muovi trovi qualcosa di buono.

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Succhi di frutta fatto avanti a te. Padellone di paella che ti fanno assaggiare. Uno stand in cui c’erano addirittura salsicce di canguro, hamburger di coccodrillo o di zebra. Il primo giro mi imbambola completamente,  assaggio un sacco di cose ma ancora non ho capito cosa prendere. Il primo pezzo non e’ che lo ingarro molto. Trovo questo bancone di British Pork Pie, precisamente di ‘MRS KING PIES’.

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Chesso’? Avete presente Sweeney Todd? Quei tortini che pero’ loro fanno con carne umana? Qui era carne di puorco. Volevo solo assaggia’ ma la simpatica ciaciona burbera nun cacciava niente. Vedo che il tortino con pork e black pudding te ne da anche meta’ a 2 sterline, e ci provo a comprarne meta’ del “Authentic Melton Mowbray Pork Pie”. “Can i have an half…”. Lei sembra che stia per farlo. “…of this?” Ritira la mano acconpagnandola con un secco “Nnoouu”. E vabbuo ‘a Trinciabue dammi uno intero. Me lo magno, e ho subito la sensazione che freddo ‘ne cos, ma che forse caldo deve essere buonissimo: carne di maiale pressata, gelatina ottenuta dal brodo fatto con le ossa del maiale e tutt’attorno pasta sfoglia allo strutto. La mia ragazza mi guarda con una espressione da: “ma che cazz’ te magn”. E vabbuo, ci sta ancora un mercato intero. Seconda scelta, sbaglio a metà. Ci sta un chioschetto di panini mooolto invitanti, si chiama ‘NORTHFIELD KITCHEN”. Con hamburger, tagliata di carne, bacon. Bacon!

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Fronna di insalata, cipolle, tanto tanto bacon doppio e buonissimo. L’unico problema e’ che l’ho inguaiato con una mostarda che non so descrivervi. Non era piccante, ma ti saliva cosi’ tanto nel naso a mo’ di wasabi che ti faceva chiagnere, coca cola nel naso ogni morso. Peccato, mi ha rovinato un panino niente niente male. E vabbuo, terza chance. So dove andare e non posso sbagliare. Da ‘LE MARCHE DU QUARTIER’, una boutique di prodotti francesi. C’e’ una grande padellona piena di carne sfilacciata che cuoce nel suo grasso.

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“It’s duck”. E’ anatra. Dritta in una ciabatta con mostarda dolce francese e qualcosa di simile alla rucola. Fantastico. La carne una sapore buonissimo, straborda dal panino e grazie alla cottura ha quel croccantio perfetto per quella ciabatta morbida. Quanto vorrei ora un altro sandwich all’anatra al Borough Market.

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Soooooooo goooooooood! Ma non e’ finita qui, giornata piena di cibo, ci spostiamo a Covent Garden, e tra i due mercati c’e’ il patanaro che ci avevate suggerito, ‘DINNER JACKETS’, jacket potatoes, ovvero le patane sane cotte a legna con la buccia, spaccate in mezzo e farcite.

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Lo troviamo finalmente, e visto che a pranzo m’ero magnato mezzo Borough Market, la mia ragazza mi concede un solo tentativo a meta’ con lei. A lei non piacciono i formaggi, e allo solo crispy bacon. Il tipo spacca la patana, un po di burro standard per tutte le patane, taaaanto bacon e poi la passa in un altro fornetto dal quale esce fumante, e li capisco che non aver messo formaggio era un reato e meritavo di essere punito. Buona comunque, la patata e’ dolcissima e si sposa bene col salaticcio del bacon. Mannaggia mi sto piangendo il formaggio.

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E vabbè. Altri giri, altre bancarelle. La sera si va ad affonnare qualcosa di soldi. ‘HARD ROCK CAFE’ LONDON’.

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Bello, la fila scorre presto, “che bello gia stamm trasenn”, no, arriviamo finalmente all’ingresso, e capiamo che era la fila per dare il nome. N’altra ora e mezza. Finalmente mangiamo. Una vera  merda. Iniziamo con degli straccetti di pollo fritti, ancora mangiabili, ma il panino, ladies and gentlemen, faceva proprio schifo.

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Pane che si spappola appena lo tocchi, mentre tu ti fai una merda per mangiarlo, ma non te ne fotte perché devi far vedere a quei nientedibuono affianco che un panino dalle mie parti nun se magn cortello e forchetta. Fa l’omm oi’. Guarda la mia ragazza e vedi come si mangia un panino. Comunque, pane blaaa, hamburger di cartongesso senza alcun sapore, bacon di cartoncino. Non mi ricordo chi mi ha detto che all’Hard Rock di Londra si mangiava buon, mamma mia, nevermore. Meno male che anche qui c’era la bibita infinita, senno’ il conto salatissimo per aver mangiato cacca non si poteva giustifica’ e infatti “Tere’ fai due foto a tutto l’Hard Rock va’, almeno quello va’ ahahhahaha”. E vabbe. Juorno appriesso. Camden Town. ‘Na strada che la vedi da lontano e non le dai cento lire. Ti inoltri e ti arrigrei co tutte quelle bancarelle – ho comprato millemila t-shirt – co tutti quei palazzi checazzissimi, colorati e con le gigantografie varie appese. Grande. Ancora piu’ grande quel viuzzolo che apre al CAMDEN LOCK MARKET. Mamma mia, entri e piano piano ti accorgi che non e’ un mercato, ma una citta’ del cibo, mooolto piu’ grande del Borough. Tutte le etnie possibili, tutti i fieti buoni di tutto il mondo, assaggi di tutto e vi assicuro che ci ho perso la testa. Non sapevo dove fermarmi a mangiare sul serio oltre i duecentomila assaggi. Mi sono imbambolato e se non ci fosse stata la mia ragazza, mi sarei perso e avrei speso tutti i miei soldi.

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Alla fine abbiamo optato – dopo tre miliardi di assaggi da tutte le etnie – per un buon wurstellone polacco nella baguette con cipolle, e un indianissimo riso con tandoori chicken. Non memorabili. Li avrei potuti evitare per qualcosa di meglio ma una volta entrato li dentro ci perdi la testa. Finiamo il giro con un ottimo churros brasiliano con dulce de leche, praticamente il latte condendato cotto che diventa una deliziosa crema al caramello. Buono!

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E vi sembrera’ che in un paradiso del genere ci siamo tenuti leggeri. No, prima di entrare nel mercato avevo adocchiato una cosa favolosa. Un box pieno di meravigliose patate fresche e sopra un bellissimo pesciazzo in pastella di una doratura da canto delle sirene. E secondo voi me lo facevo scappa? ‘POPPIES’ fish&chips.

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Ristorante stile anni ’40, commesse bellissime che sembrano uscite da Grease, rock&roll e un servizio take away fantastico. Il pesce buonissimo, fritto da dio e con una panatura che oltre alla doratura aveva na croccantezza perfetta. Commovente ‘o pezzullo con tutta la pelle, troppo buono. E le patane? Forse le migliori mai mangiate, tagliate belle grandi, bionde, fritte alla perfezione, si scioglievano in bocca.

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In assoluto il mio posto preferito a Londra. La mia ragazza ha contato tutte le volte in cui le dicevo “buon eh?”, na ventina. Tant’e vero che ci sono tornato l’ultimo giorno in piena ruota di Poppies. Questa volta uno a testa, io ordino addirittura il big, mi faccio la foto con loro e mi faccio regalare uno dei loro fantastici box, “a souvenir for my private collection”, me’ bello mo sta nella mia stanzetta.

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Grande Poppies, ah se mia mamma avesse fatto sempre il pesce cosi, ora mio fratello non scapperebbe al solo pensiero. FAVOLOSO!

E che dire degli altri giorni? Tra musei e altri posti avevamo pochissimo tempo. Volevo andare da ‘Byron Hamburgers’ ma la sera che volevo andarci aveva gia’ chiuso. La stessa sera avevo optato come riserva per ‘Wong Kei’ a Chinatown ma erano le 23.15 e il cinese scustumato mi ha fatto capire che potevo fare un solo ordine e affogarmi in dieci minuti. ‘I want to relax’ e ci alziamo, e chill’ da lontano mi sfotte pure a mo’ di una notte da leoni ahhabbaba “he wants to reeelax…panzone” (panzone non lo ha detto ma quello era il senso). Ho provato per una sera – curiosissimo – l’altra attrazione dei primi italiani sbarcati a Londra: ‘KFC’.

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Sinceramente? Mi ha fatto proprio schifo. Insevatissimo, ne ho poggiato un pezzo sul tavolo su un tovagliolo, e quest’ultimo si e’ impurpato d’uoglio. Si’ ‘o lasciav altri due minuti la sopra so squagliava il tavolo. Pollo vecchio nel senso scannato nel 1947, e te ne accorgi da quella robba bianchiccia che ritrovi nelle “senghe”, la stessa che ritrovi nei polletti dei girarrosto dopo una settimana in frigo. Vicino oltre a delle patatine amare, ci hanno dato una spiga e dei fagioli che il mangiare dei gatti ha n’aspetto migliore. Nevermore, jatevennn vuje e KFC. Ah, ho provato anche una box di sushi vari di ‘WASABI: SUSHI & BENTO’, e’ una catena, piatti caldi e tanto takeaway di sushi fatto ogni giorno, e’ una delle mete preferite dei londinesi. Prezzi tenuti bassi. Non male.

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Ultima nota speciale per ‘BEN’S COOKIES’. N’altra catena. Cookies di tutti i tipi. Leggermente piu’ morbidi e pesanti degli altri, ma veramente buoni. Ne abbiamo provati quattro: classico con burro d’arachidi, scuro con noci e cioccolata a latte, classico con cioccolata a latte e praline, classico con cioccolata bianca. ‘Na bomba ma buoni.

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E infine schifezze di tutti i tipi, M&M’s nel bellissimo store, qualche barretta di cioccolata particolare e qualche altra trovata giappocingalese, noodles e vari tipi di pollo. Mamma mi’ Londra is only chicken, pollo dappertutto. Me ne so tornato che avevo bisogno di maiale, quello vero, hard rock overament, napoletano al massimo. Ed ecco mia mamma cosa mi ha fatto trova’ al mio ritorno:

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Spaghetti col soffritto – ‘a zuppa forte – londine’ guarda e impara 😀

Ma a parte qualche pecca sul cibo – ricordando pero’ che Poppies, il panino con l’anatra e i cookies di Ben’s mi so piaciuti assai – Londra e’ troppo bella, me so arrigriato. Anche se poi torni a Napoli e capisci perche’ ami ancora di piu’ la tua città, e la logica dei suoi ingegneri senza laurea. Come quando so uscito dall’aereoporto e un tassista/parcheggiatore mi guarda stranito perche’ si chiede se sò londinese, straniero in generale, per il mio aspetto, ma con qualche dubbio, e fa vicino all’altro: “oh, ma e’ napulitan?” e l’altro – standing ovation – “e nun ‘o vir’ ca’ ten’ ‘o cul’ a for?!?” ahhahahhahahhahahahahhahahaa ❤ w Napoli, rendi il ritorno dai posti belli sempre meno drammatico 🙂

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Egidio Cerrone

Testo e Foto sono proprietà di “Le avventure culinarie di Puok e Med”.
Copyright © 2014. Tutti i diritti riservati.

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4 thoughts on “A Puok in LONDON: The culinary adventures of Sir Puok of Lowland

  1. Rosario says:

    aaahhahhahahahahhaha si jiutttt a magnàààààààà!!!!!!!!! ahahaahahahah

  2. winnie says:

    ma ogni volta ke leggo mi fai veni fame….cmq tropo bello….e londra…be…è da visitare….e ovviamente kiederò consiglio a te…..

  3. BotolaTommy says:

    Egy ogni rigo una risata!!!!
    Comunque, sappilo, è risaputo ormai che ovunque vai, anche in capo al mondo, troverai sempre un MONTESE!!! Siamo ovunqueeeeee!!! In ogni mio viaggio passato ho incontrato compaesani o in AEREO o nel posto in cui ero, nient i men nello stesso locale, stessa sera, stessa ora!!! Le urla!!!
    Comunque anche io ci sono stata in “fetisch city”, 5 anni fa per l’esattezza, e sono pienamente d’accordo con te! Bellissima, funziona tutto, gent ca corr semp con sti caffè o cappuccini in mano, gente dappertutto, notte e giorno, puzza e gente sono il binomio di Londra!! Ma a parte il caos e il fieto, è bellissima! E la sera mi incantavo a guardare il Big Ben, pensando a tutti i cartoni guardati e riguardati ambientati a Londra! E sorridevo come un bimba respirando quella stessa aria dei mie personaggi, avvolta da quelle luci e attorniata da quelle persone!
    E’ uno scenario bellissimo, dei miei film e cartoni + belli! Peter Pan per esempio!! Pareva quasi di vederne l’ombra!!!
    Al ritorno apprezzi tanto la tua città, a past e mammà par ancor chiù bon, ma purtroppo, ahimè, ne sono ancora più marcati i difetti e l’assenza di civiltà!
    Ma forse, siamo belli proprio perché così!!!!
    Un fortissimo abbraccio dalla tua botolona montese DOC!!
    Ps fa che le conosco ste ragazzine?!??! 😀 😀 😀

  4. Jos says:

    Bellissima avvenutura! Sta bben!
    Dopo avventure solo a festeggiare finalmente riprendi a “lavorare” per noi 😛
    E iamm! 😀

    – la mia ragazza traslocherebbe in un kfc :S
    – la prima mattina che stavo a Londra andai in un Nero per un caffè…mi diede un beverone di bario (ricordi quella roba bianca per fare le ecografie/radiografie/booo??) …ma non si capisce la differenza tra caffè, cappuccino, mortaccino, schifuccino…vabè…lasciai perdere il caffè.
    – qualche volta ci capitò di mangiare fish&chips alle 14 (orario di pranzo qui da noi, ma non là) e quelli a fianco prendevano il the e ci guardavano quasi schifati! Oh, tu guardi me che fai colazione con sasicc, fung e ov? ahahah
    – prima di prendere il bus per l’aeroporto DOVEVO pranzare…non possono farsi le 15 e non ho mangiato ancora..presi tipo roba thai o indo o giappo, non ricordo…cmq erano tipo spaghetti non spezie, salsa non so che…ad ogni modo il pullman arrivò prima del previsto (eh…non avevo calcolato la puntualità straniera) e dovetti portarmi su quel secchiello di spaghetti fetosi….impuzzolii tutto il bus. in un gesto disperato la mia ragazza cercò di occultare tutto con montagne di giubbini…ma nulla. Arrivai in aeroporto che erano ancora caldi e me li pappai 😀 buoni!

    Bellissima Londra. Vera metropoli europea. Milano/Roma/Torino sono paeselli di provincia in confronto.

    Complimenti a te e anche alla tua paziente ragazza 🙂

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