A’ pizza tour: Tommaso Esposito e Attilio Bachetti

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Del libro di Tommaso Esposito – ‘A PIZZA: VIAGGIO NELLA CANZONE NAPOLETANA – ne abbiamo parlato in tutte le salse. Forse non così: Tommaso ha “scavato nel “cascione” della musica napoletana, negli archivi storici, e ha messo insieme dieci storie e dieci canzoni tutte dedicate alla pizza. Alcune ormai perse, o mai incise, di nuovo alla luce grazie alle note di Enzo Sirletti e alla splendida voce di Floriana. E potete solo immaginare cosa vuol dire ascoltare quei pezzi nel cuore di Napoli, ‘nda Pignasecca, pizzeria DA ATTILIO. Li’, dove quel profumo “verace” di una volta ti prende per mano, ti guarda, ti ipnotizza e ti sussurra: “Vie’, trasete a magna’ na pizza”. Location perfetta e menu’ che non promette, giura. Potevamo mai mancare a sta bella festa? Tommaso e Attilio insieme, direttore d’orchestra Dora Sorrentino, mattacchioni della serata il sottoscritto e un irresistibile Dario Meo. Arriviamo come al solito in leggero ritardo, Dora felice, Tommaso manco mi abbraccia e gia’ parte col primo selfie, il tempo di aspettare tutti i commensali e si parte. Conosco finalmente Attilio che superata la timidezza iniziale subito capisce il tipo e inizia a chiamarmi “Eggi'”. “Eggi’, l’impasto di stasera l’ho fatto ieri sera prima della partita del Napoli”. Piu di 24h, e’ stato quello il punto della serata in cui ho capito che avrei mangiato cosi tanta pizza da tornare a casa a gattoni. Metti pure che avrei avuto un degno compagno di abbuffata il cui nome inizia con D e finisce con ario Meo, signori e signori ‘i che magnata. Apripista un fantastico crocche’ di patate ripieno di fior di latte, salsiccia e friarielli. Impanatura a km 0: Attilio fa il pane, lo bruschetta e ne fa pangrattato. Bbbbbono, cu chella puntella ‘e piccante che viene dai friarielli. Manco arrivano, “il mio lo do’ a Egidio” dice Dora, e ne mangio subito due, la sorella di Attilio ne porta altri tre, appizzo la forchetta, insieme alla mitica Maison Milady che mi da un pacchero sulla mano e mi passa la meta’ che ha appena tagliato. Non sapeva che da li a poco ne avrei mangiato anche un altro passato sottobanco dalla mia fotografa, non due solo perche’ girandomi ho incrociato gli occhietti dolci da felino di Dario al quale ho gentilmente ceduto l’ultimo. E proprio mentre mi godo l’ultimo boccone, si passa alle presentazioni, a Dora, Tommaso e Attilio la parola, dopodiche voce e musica, Enzo e Floriana cantano pa’ pizza. E non c’è altro da aggiungere, si comincia sul serio, con una pizza da dio: fiordilatte – che Attilio taglia ancora a mano – zucchine e funghi porcini. O’ zucchero. Il bosco nel piatto. Le zucchine dolcissime e saporite, saltate in padella con la pancetta, i funghi porcini raccolti dallo stesso Attilio e cunciati n’amore, il fior di latte che grazie al taglio si fa sentire senza essere invadente. Una delle mie pizze preferite. Avevo diritto a un quarto, avro’ fatto tre quarti. L’impasto di Attilio e’ la cornice perfetta: soffice ma con una leggerissima crosticina, spettacolare. Il segreto? La maturazione, gli zuccheri semplici che caramellizzano, ingegneria popolare. Avessero chiuso la serata cosi’ gia sarebbe stata perfetta, ma altre tre pizze (piu’ bonus Di Meo) aspettavano di deliziare i commensali. 1. Pizza Carnevale/Stella, praticamente quella con le punte ripiene di ricotta. Al centro…fantasia, e questa volta, ospite Casa Barone, pomodorini del piennolo, fiori di latte e ciurilli verdi, quelli piccoli, sfiziosi e buoni buoni. Profumata e delicata. Soooooo good Atti’. 2. Ancora Casa Barone, pomi d’oro – quelli gialli e accussi’ bbbuoni che te li mangi direttamente dal buccacciello – provola, acciughelle e capperi. ‘I che sapore. Si continua. Tra 2 e 3 c’e’ una marinara per la mia fotografa tutta cuore e vizi. Assaggio, Tommaso pure, che consolazione. Profumi e sapori che esplodono, manifesto della bravura e dell’anima popolare di Attilio e massima espressione della sua veracita’. Tutto perfetto, ci fermiamo no? NO. 3. Una marinara che incontra una cosacca: pomodoro, aglio, olio, origano, formaggio e pepe. Si scrive “ottima”, si legge “comm’ cazz’ era bbbona”, Tommaso in estasi, non ne rimane manco un trancio. Pausa? Si. Giusto il tempo di scherzare con Enzo e le simpaticissime amiche di Dora, ammirare Dora ballare sulla sedia, e arrivano i bonus di Dario Meo: margherita e pizza fritta. Giusto per riempire alla grandissima quel poco di spazio rimasto, mi siedo al tavolo di Dario e mi arrigreo. Foto, abbracci sinceri e via col dolce, Casa Infante, molto molto Gemmarina, amica blogger presente all’evento. Pasta frolla sablé alle nocciole di Giffoni con semisfera di bavarese alle bacche di vaniglia e glassa con salsa di amarene. Sicuramente non sono un superfan di questi dolci e infatti il nome ho fatto copia e incolla, ma me’ piaciuto, e sentite qua, era accussi bell’ che quasi mi dispiaceva rovinarlo. Ciliegina sulla torta di una serata bellissima, verace e senza fronzoli, solo cibo buono e riccamente napoletano. E io con gran rispetto, ci ho dato dentro alla grande. Lo sa bene quel signore che a fine serata mi ha salutato con un grandissimo: “Stasera hai fatto schifo!!!”. Grande Attilio, grande Dora, grande Tommaso. Appriess’ a sto bellissimo libro si mangia troppo bene ♥

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Egidio Cerrone

Testo e Foto sono proprietà di “Le avventure culinarie di Puok e Med”.
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