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Pizzeria I MASANIELLI

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Leggenda narra che nella contea di Caserta ci sia un posto magico. Dove abita uno stregone che ha le mani grandi come grande ha il cuore. Su di lui si narrano mille storie, si dice passi le sue giornate in una caverna dalla porta chiusa, col suo forno, montagne di farina e leccornie dalla Campania tutta. Trasforma l’oro in pizze e le pizze in oro, e nessuno ancora é riuscito a capire come fa, con quelle mani così grosse, a regalare a compaesani e forestieri quei gioielli che solo nani e folletti di terre lontane riuscirebbero a plasmare. Questa è la storia del gigante buono di Caserta: Francesco Martucci, pizzeria I Masanielli, top 3 in Campania.
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La sua storia ha inizio in una caverna ancora più piccola a pochi passi dall’attuale dimora. Lì il giovane Francesco, leader simpaticone tra gli amici e tra gli spalti della squadra del paese, coltiva la sua passione per l’arte bianca. In quel buco a insegna I Masanielli, che oggi esiste ancora ed è gestito dal fratello Sasà, Francesco ammacca e concia, ammacca e concia, e nel frattempo studia, sperimenta, e come fanno quelli che poi diventano i migliori, gira la Campania e assaggia, si confronta, si intrufola nelle aziende conosciute e non, umilmente si presenta e umilmente si mette in gioco. Pochi anni e i Masanielli iniziano a diventare qualcuno, e piano piano la vecchia pizzeria d’asporto con qualche tavolo inizia a diventare stretta per un gigante del genere. Ha bisogno di spazi, non per lui che trascinato dalla passione si fa piccolo piccolo tra banco e forno, ma per chi inizia a voler bene a lui e alla sua pizza. Cerca una caverna più grossa, la trova a viale Lincoln, umile ma accogliente, e di nuovo piano piano spertòsa la noce. Oggi a Caserta la sua pizza è un cult, ogni sera svariate centinaia di avventori che aspettano che inizi lo spettacolo. Come Gandalf e i suoi fuochi d’artificio, Francesco e le sue pizze.
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Ricordo ancora la prima volta che andai a trovarlo. C’era Linda alla cassa, moglie e so(u)pporter, che ancora non mi conosceva. Chiesi di questo gigante leggendario e rimase stupita da un pellegrino così entusiasta. Attraversai veloce la sala gremita e spalancai la porta della caverna. Fu emozionante, c’era questo omone che accarezzava dischi di pasta, pareva tenesse dei fiori preziosi tra le mani. Si gira al mo avvento, incrocio di facce belle, e quella accoglienza quasi natalizia che manco Babbo Natale: “Oh oh ohhhhhhhhh”. Era felicissimo, e io non sapevo ancora che da li a pochi minuti lo sarei stato il triplo. Non sapevo che da li a pochi minuti avrei mangiato una delle pizze più buone della mia vita.

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Perchè le pizze di Francesco non puoi trovarle altrove. C’è troppo di lui in quella pasta, c’è troppo la sua storia e la sua esperienza. C’è la sua ricerca, in tutto. Impasto meraviglioso, se lo prendi tra le mani prima di stenderlo inizia a liquefarsi, è tutt’acqua. Se lo vuoi stendere bastano tre mosse: un tuffo nella farina, pochi secondi di polpastrelli e quando incredibilmente si è già stesa, un giro sul dorso della mano ed è pronta. Ha qualche segreto, qualche diavoleria da stregone, una sapienza intrinseca, chi lo sa, ma quell’impasto è di un altro pianeta. Superman.

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Dopo che l’ha cunciata con l’affetto che darebbe al figlio, se la gode vedendola crescere bella al forno. S’abboffa, addiventa ‘nu canotto, la legna ardente si fa compressore e da la dentro quelle pizze escono piene d’aria, belle che già le vedi e capisci che sarà come affondare un coltello nel burro. Magnifique.

Una leggerezza spaventosa. Che rinuncia un pò allo zuccherino piacere di una pizza cromaticamente più classica ma spinge la scioglievolezza oltre ogni limite. Al boccone si scioglie in bocca e si fa tutt’uno con i meravigliosi ingredienti ricercati da Francesco negli anni. Basta aprire il menù, sembra una guida Slow Food. C’è una cura maniacale per il topping, ci sono pizze favolose alle quali ogni settimana se ne aggiunge qualcuna nuova, perchè sarà capitato che Francesco avrà utilizzato l’ennesimo lunedì di chiusura per tuffarsi in un nuovo caseificio, un nuovo allevamento, una nuova salumeria, gastronomia, macelleria, da un nuovo contadino.

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E se il caro Francesco riesce a fare questo, nce sta niente a fà, è un grande e meriterebbe di essere in tutte le guide gastronomiche, rispetto e una stima infinita. Ma se è finito tra queste calorose righe è perchè mi ha conquistato con le pizze più semplici e difficili di sempre. Quelle che se ordini sempre quelle, è facile che quella è diventata subito una delle tue pizzerie del cuore: margherita e marinara. Ogni volta che torno, non ci scappa, se pure ne mangio tre queste sò le prime due. Gioielli rari e indimenticabili, un sogno. The Puok’s best friends.

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E come in tutte le belle storie c’è sempre una mamma. Fritture e presenza in cucina, “Mammà mò ti arriva ‘na pizza per una montanara”.

E che montanara. Putess’ bastà la classica pummarulella e bufala, ma solo dio sà quant’è bona ‘a montanara ‘cu amatricana. Caserta tra Napoli e Roma. Pornografia pura e festa per i peccatori di gola. Chiedetela ripassata al forno e solo con pecorino senza altri latticini. E verite che ve magnate, guanciale, pummarola leggeremente piccante, ‘a botta e furmaggio e quella pasta che pare ‘na nuvola dove tutto poggia. Mammamì.

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Caserta quindi vibra e vibra forte. Nella sua arena c’è un leone, un vero maestro. C’è Francesco Martucci, i suoi Masanielli e la sua pizza meravigliosa.

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Pizzeria I MASANIELLI
Viale Lincoln, 27
Caserta (CE)

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Egidio Cerrone

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Un blog ad alto contenuto lipidico

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Bangerang!

Così come era finito il primo pezzo, inizia questo, con la mia bella faccia di “paccheri”. Di solito questo dovrebbe essere il primissimo pezzo di un blog, quello che “serve a far capire alla gente di cosa vuoi parlare”. E io ovviamente ho fatto l’opposto…e l’ho fatto apposta ( 😀 ), con la buona fede di andare dritto al sodo, farvi venì fame, o’ sfizio e magnà, e di conseguenza quello di seguirmi. E dai buoni riscontri posso ritenermi già molto contento, quasi come in questa foto:

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Non vi spaventate se quel panino è più grosso della mia testa. Non vi scandalizzate se vi dico che grondava olio buono da ogni parte. Non vi fate veni’ le voglie se vi dico che quello speck e quella “mulignana arrostita” erano l’ira di dio. Da li a poco avrei salito una marea di scalini e passeggiato per ore e ore in giro per Ravello. Diciamo – diciamo ( 😀 ) – che me lo meritavo, e se vi capita di trovare per puro “mazzo” la stessa salumeria che ho trovato io – e che non ritroverò mai più – fatevi subito sto “spuntino”. Anzi, fate un atto di fede, buttatevi nelle salumerie meno affabili del pianeta, da un momento all’altro troverete anche voi un kit di sopravvivenza agli scalini come questo ( 😀 ).

Datemi del buon cibo e mi fate fesso e contento ( 😀 ). I miei amici più stretti ormai sanno che quando mi propongono qualcosa, se la mia risposta è: “Si per me va bene tutto” loro già conoscono il sottotitolo: “Basta ca’ s’ magn’” ( 😀 ). Come quando ero più piccolo – mamma mia già mi viene da ridere – e facevo Taekwondo: ero na’ pallottola, ma incredibilmente bravo. Mi ricordo che imparavo le famose “forme”, delle coreografie di arti marziali, con le quali ho vinto pure qualche medaglia (che orgoglio il cicciottello sul podio più alto eh? 😀 ).

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Bene, e chi si “scorda” più di quella volta in cui ho barattato una coreografia con dei parenti (che vergogna, neanche di primo grado) per un piatto di patate bollite bollenti? Aahahahhaha! Ahhh, come so’ belli i ricordi imbarazzanti! Ma poi mi “assolvo da ogni peccato”, mi giustifico e penso…le avete mai mangiate le patate appena bollite? Cosi bollenti che vi s’ cocion’ e man’ a spellarle? Solo con un po’ di sale? Lo spettacolo della semplicità. Con pochissimo, ti scaldano cuore…e “cannarone”.

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E’ incredibile come riesca a ricordare giornate del genere in maniera così netta. Qualsiasi giorno piacevole legato al cibo non l’ho più dimenticato. Ricordo tutte le prime volte, e rivivo quelle emozioni in maniera così romantica da emozionarmi solo a pensarci. Un esempio su tutti: i “tubbbetttoni con la pelata passata”: olio d’oliva abbondante nel pentolino, aglio, pomodori pelati e sale, na’ bella cottura con tanto di “puppulamiento” e poi velocemente passata nei vecchi “passatutto” poco prima di impiattare. Un piatto semplicissimo, diventato poi un must a casa nostra, roba che mio fratello ci ha fatto infanzia e sviluppo ( 😀 ), un giorno si e un giorno no. E ancora oggi, entrambi sopra i 20 anni, ci concediamo ogni tanto la nostra macchina del tempo, e come tanti anni fa, una volta finita la pasta, finiamo la passata a cucchiaiate. Ed è assurdo: mia mamma avrà cambiato mille volte pasta, l’avrà preparata tre miliardi di volte, ma dopo quasi 20 anni ricordo ancora alla perfezione la prima volta: ero nella mia stanzetta, a giocare coi soldatini sul pleid insieme a mia cugina, quando mamma, forse per fare una cosa che piacesse ad entrambi, ci propose quei fantastici “tubbettoni” in un mare di passata. Che bello, la prima indimenticabile cucchiaiata!

Le patate bollenti co’ sale, i tubbbetttoni, e tante altre cose che vi racconterò…avete presente il critico Ego nel film “Ratatouille” quando prova l’omonimo piatto e improvvisamente ritorna col cuore a quand’era bambino?

Uguale! Cos’è questo se non amore? Il cibo è il mio pensiero felice.

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Ed è il mio amore per il cibo che voglio trasmettere in questo blog, nient’altro. Soprattutto per quello più semplice e “paisano”, della mia terra. Non mi interessano “stelle” e cose sofisticate. E non vorrei fare nulla di turistico, nè parlare di prezzi e parcheggi, né dare votazioni. C’è sicuramente gente più indicata di me che lo fa già.

Il mio più grande sogno in questo progetto è quello di creare nel lettore una voglia tale, che tutte le possibili informazioni tecniche se le va a cercare da solo spinto da curiosità ed entusiasmo.

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Spero di riuscirci sempre e di creare un bel rapporto con chiunque abbia intenzione di interagire, commentare, e soprattutto propormi i suoi posti preferiti. Per me è importantissimo, e non vi nascondo che questo è un obiettivo non proprio secondario di questo blog: confrontarmi e scoprire tanti posti, paesi e supereroi nuovi. Nelle mie possibilità, ci andrò molto volentieri ( 😀 ).

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Egidio Cerrone

ps questo NON è un pensiero felice:

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Ahahahhahahahaha maledetti tedeschi che si conservavano quei fantastici wurstel e a noi poveri liceali davano sta roba!

Copyright © “Le avventure culinarie di Puok e Med” 2013. Tutti i diritti riservati.

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