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Pizzeria I MASANIELLI

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Leggenda narra che nella contea di Caserta ci sia un posto magico. Dove abita uno stregone che ha le mani grandi come grande ha il cuore. Su di lui si narrano mille storie, si dice passi le sue giornate in una caverna dalla porta chiusa, col suo forno, montagne di farina e leccornie dalla Campania tutta. Trasforma l’oro in pizze e le pizze in oro, e nessuno ancora é riuscito a capire come fa, con quelle mani così grosse, a regalare a compaesani e forestieri quei gioielli che solo nani e folletti di terre lontane riuscirebbero a plasmare. Questa è la storia del gigante buono di Caserta: Francesco Martucci, pizzeria I Masanielli, top 3 in Campania.
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La sua storia ha inizio in una caverna ancora più piccola a pochi passi dall’attuale dimora. Lì il giovane Francesco, leader simpaticone tra gli amici e tra gli spalti della squadra del paese, coltiva la sua passione per l’arte bianca. In quel buco a insegna I Masanielli, che oggi esiste ancora ed è gestito dal fratello Sasà, Francesco ammacca e concia, ammacca e concia, e nel frattempo studia, sperimenta, e come fanno quelli che poi diventano i migliori, gira la Campania e assaggia, si confronta, si intrufola nelle aziende conosciute e non, umilmente si presenta e umilmente si mette in gioco. Pochi anni e i Masanielli iniziano a diventare qualcuno, e piano piano la vecchia pizzeria d’asporto con qualche tavolo inizia a diventare stretta per un gigante del genere. Ha bisogno di spazi, non per lui che trascinato dalla passione si fa piccolo piccolo tra banco e forno, ma per chi inizia a voler bene a lui e alla sua pizza. Cerca una caverna più grossa, la trova a viale Lincoln, umile ma accogliente, e di nuovo piano piano spertòsa la noce. Oggi a Caserta la sua pizza è un cult, ogni sera svariate centinaia di avventori che aspettano che inizi lo spettacolo. Come Gandalf e i suoi fuochi d’artificio, Francesco e le sue pizze.
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Ricordo ancora la prima volta che andai a trovarlo. C’era Linda alla cassa, moglie e so(u)pporter, che ancora non mi conosceva. Chiesi di questo gigante leggendario e rimase stupita da un pellegrino così entusiasta. Attraversai veloce la sala gremita e spalancai la porta della caverna. Fu emozionante, c’era questo omone che accarezzava dischi di pasta, pareva tenesse dei fiori preziosi tra le mani. Si gira al mo avvento, incrocio di facce belle, e quella accoglienza quasi natalizia che manco Babbo Natale: “Oh oh ohhhhhhhhh”. Era felicissimo, e io non sapevo ancora che da li a pochi minuti lo sarei stato il triplo. Non sapevo che da li a pochi minuti avrei mangiato una delle pizze più buone della mia vita.

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Perchè le pizze di Francesco non puoi trovarle altrove. C’è troppo di lui in quella pasta, c’è troppo la sua storia e la sua esperienza. C’è la sua ricerca, in tutto. Impasto meraviglioso, se lo prendi tra le mani prima di stenderlo inizia a liquefarsi, è tutt’acqua. Se lo vuoi stendere bastano tre mosse: un tuffo nella farina, pochi secondi di polpastrelli e quando incredibilmente si è già stesa, un giro sul dorso della mano ed è pronta. Ha qualche segreto, qualche diavoleria da stregone, una sapienza intrinseca, chi lo sa, ma quell’impasto è di un altro pianeta. Superman.

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Dopo che l’ha cunciata con l’affetto che darebbe al figlio, se la gode vedendola crescere bella al forno. S’abboffa, addiventa ‘nu canotto, la legna ardente si fa compressore e da la dentro quelle pizze escono piene d’aria, belle che già le vedi e capisci che sarà come affondare un coltello nel burro. Magnifique.

Una leggerezza spaventosa. Che rinuncia un pò allo zuccherino piacere di una pizza cromaticamente più classica ma spinge la scioglievolezza oltre ogni limite. Al boccone si scioglie in bocca e si fa tutt’uno con i meravigliosi ingredienti ricercati da Francesco negli anni. Basta aprire il menù, sembra una guida Slow Food. C’è una cura maniacale per il topping, ci sono pizze favolose alle quali ogni settimana se ne aggiunge qualcuna nuova, perchè sarà capitato che Francesco avrà utilizzato l’ennesimo lunedì di chiusura per tuffarsi in un nuovo caseificio, un nuovo allevamento, una nuova salumeria, gastronomia, macelleria, da un nuovo contadino.

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E se il caro Francesco riesce a fare questo, nce sta niente a fà, è un grande e meriterebbe di essere in tutte le guide gastronomiche, rispetto e una stima infinita. Ma se è finito tra queste calorose righe è perchè mi ha conquistato con le pizze più semplici e difficili di sempre. Quelle che se ordini sempre quelle, è facile che quella è diventata subito una delle tue pizzerie del cuore: margherita e marinara. Ogni volta che torno, non ci scappa, se pure ne mangio tre queste sò le prime due. Gioielli rari e indimenticabili, un sogno. The Puok’s best friends.

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E come in tutte le belle storie c’è sempre una mamma. Fritture e presenza in cucina, “Mammà mò ti arriva ‘na pizza per una montanara”.

E che montanara. Putess’ bastà la classica pummarulella e bufala, ma solo dio sà quant’è bona ‘a montanara ‘cu amatricana. Caserta tra Napoli e Roma. Pornografia pura e festa per i peccatori di gola. Chiedetela ripassata al forno e solo con pecorino senza altri latticini. E verite che ve magnate, guanciale, pummarola leggeremente piccante, ‘a botta e furmaggio e quella pasta che pare ‘na nuvola dove tutto poggia. Mammamì.

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Caserta quindi vibra e vibra forte. Nella sua arena c’è un leone, un vero maestro. C’è Francesco Martucci, i suoi Masanielli e la sua pizza meravigliosa.

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Pizzeria I MASANIELLI
Viale Lincoln, 27
Caserta (CE)

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Pizzeria “Da Attilio”

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Questa è la storia di un tempio nel bel mezzo ‘ro burdell. Allucchi di pescivendoli, bancarielli ‘e per e o musso, fritture e pizze a portafoglio, un via vai incessante di gente da ogni dove, la quintessenza della napoletanità tutta concentrata nella Pignasecca. Ed è in quei vicoli calorosi che a un certo punto può accadere la magia. Basta fermarsi lì, Da Attilio.

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Perchè quel posto sembra starsene lì senza far rumore, ma carico di quella sacralità che calamita anche il passante più impegnato, che da fuori non può non scrutare quel dolce far pizza, quel romantico covo familiare, quell’uomo placido, un pò monaco, quasi zen, che prima ti incuriosisce con quello sguardo fisso che non si distrae tra forno e bancariello, e poi ti emoziona quando quello sguardo lo incroci e ti regala un sorriso vero, pulito e senza fronzoli. Signori e signore, queste è la storia di Attilio Bachetti e del suo tempio. Pizzeria Da Attilio.

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Erede del “primo Attilio”, quel nonno che nel 1938 aprì la pizzeria. Chissà se immaginava che proprio la “supponta” riuscisse a portare l’attività di famiglia ai livelli attuali, 3 spicchi del Gambero Rosso, l’apprezzamento di tutta la stampa e l’amore di popolo e turisti. Chissà se immaginava che alla prematura morte del figlio Mario, papà di Attilio II, quella forza della natura della nuora riuscisse a mandare avanti con così tanta forza e coraggio la loro cara “puteca”. Fu proprio lei, la signora Maria Francesca, due figli a carico, a diventare in un colpo solo mamma, papà e direttore. E se oggi Attilio è uno dei più grandi pizzaioli napoletani e sua sorella Angelina governa la sala come pochi, non c’è nulla da aggiungere: Maria Francesca ce l’ha fatta.

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E che vi credete che ora che Attilio e Angelina sono grandi, lei si sta godendo la meritata “pensione”? A ‘na guerriera come lei devi solo cacciarla, lucida come non mai, sergente di ferro, che si emoziona ancora come una bambina tra quei pentoloni per deliziare i clienti anche a mò di trattoria, e ancor di più a preparare insieme ad Attilio uno dei must indiscussi della casa: il crocchettone di salsiccia e friarielli.

E’ un gioco di squadra. Probabilmente lei scaura le patate, Attilio ammesca e concia, “staglia”, pesa e va di provola. Infine due palmi di mano sul pallottone, annanz’ a aret’, annanz’ e aret’, il cilindro si forma e il crocchettone prende forma. Tocca di nuovo a lei, mi chiama per dirmi che mò viene la fase importante, ma sorridendo e sghignazzando mi dice pure che quella parte non può farmela vedere. Si mette davanti, non mi fa copiare e dice che “è un segreto, perciò giuvinò ti piace così assai la nostra impanatura”. Quel che si sa e che sicuramente gli conferisce quel sapore tremendamente rustico e spettacolarmente croccante è ‘o pane rattato, che commerciale non lo è manco per scherzo. Attilio è masto ‘e l’impasto, pizza sì, ma anche pane. E che pane. Con le Att-caverne.

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Ne fa qualche pezzo ogni mattina quando il forno è ancora basso. Fortunati chi sceglie la trattoria, fortunatissimi chi si piglia i fritti della casa. Pecchè quello che esce da questo pane non è semplice pangrattato, è polvere magica in grani grossi.

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L’impanatura è pronta, il segreto è custodito dietro quelle spalluccelle ‘e femmena, tocca di nuovo a lei, si frigge. Nessuna friggitrice all’avanguardia, nessuna schiumarola di battaglia, pentola ‘e casa piena d’olio e un paio di forchette, p’avutà e pe girà, “piano piano vedi giuvinò”. Alla fine che poesia quando è pronto, dorato e promettente.

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Scrocchiarello al taglio di forchetta, il cuore morbidissimo, di patata vera, filante di provola, e stimolante per il leggero amariccio e piccante del friariello. Qualche decina di centimetri di goduria. Food Porn overamente, Huge.

Decisamente interessante, scoperta emozionante, la frittatina. “Attì, ma a me nun me piace la frittatina con l’impanatura, esiste un solo posto al mondo in cui mi piace”. Manco a dirlo interviene lei: “Bello, ma tu devi assaggiare e poi mi dici. Attì fagliene una a volo a volo”.

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Marò, scemo di un Puok, allo vir’ o film e nun ‘o capisci? La stessa impanatura spaziale, lo stesso cuore filante, la besciamella non invadente, i piselli saporiti e quei tocchetti di salame accunciati col vino rosso. Che meravigliosa malatìa. Buonissima, ufficialmente la seconda frittatina al mondo con impanatura ad entrare nel cuore di un giovane Puok. Ahhhhh.

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E se vi dicessi che il bello deve ancora venire, non mi credete vero? Fermatevi, non scappate, la pizza di Attilio è meravigliosa.

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La “suppont prodige” è un vero maestro e il suo impasto ha pochi rivali. Il segreto? Lui lo accenna, è la maturazione. Quella che ottiene con una lunghissima lievitazione, almeno 24 ore, qualche volta anche di più. “Egì, come era sta pizza? Vuoi sape quando l’ho impastata? L’altro ieri, so 36 ore, oggi ti stai mangiando l’impasto premium”. Ed è per questo che la sua pizza ha quella crosticina millesimale così bella e saporita. Ed è per questo che ne puoi mangiare due e non le senti. Ed è per questo che la pizzeria Da Attilio è il sogno di tutti i veraci, quelli che amano ‘a pummarola schiacciata con le mani, i latticini tagliati a mano, uoglio e furmaggio generosi, e la bellissima sensazione di poterne mangiare più di una.

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Leggerezza e sapori di una volta, profumi di una volta. Quando entri in quel tempio cambi anche aria, e come in poche pizzerie storiche senti tutto il profumo della vera pizza napoletana. ‘Na ventata ‘e vasinicola.

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E infine la pizza che più mi fa impazzire in casa Attilio. La “Appennini”. E’ a forma di stella come la sua più celebre pizza, la “Carnevale”. Ha le punte ripiene di ricotta e al centro fiordilatte, zucchine e funghi porcini. Ed è una capata assurda, a tal punto da definirla geniale, più io che il suo creatore. E mo vi spiego perchè.

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Perchè al centro i due ingredienti principali sono forti, protagonisti, gonfi di carattere. Le zucchine sono saltate in padella con la pancetta e sono spettacolari, zucchero allardiato. I funghi porcini, per definizione e perchè quì sono ancora più spaziali, hanno un sapore intenso. Il fiordilatte leggermente smorza tutto, ma sono le punte di freschissima ricotta a far partire il trip, lo sballo. Basta tagliare la pizza in otto, ed ogni fetta morderla dal centro verso la punta ripiena. Il viaggio inizia forte, strasaporito, la ricotta ti addolcisce la bocca, il cornicione te la pulisce, pronta per la prossima fetta. Di nuovo sapori forti, la ricotta addolcisce, il cornicione pulisce. Di nuovo sapori forti, la ricotta addolcisce, il cornicione pulisce. It’s like Rum e Pera. E’ la mia droga.

Pizzeria DA ATTILIO
Via Pignasecca, 17
Napoli (NA)

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Paninoteca “Da Francesco”

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Questa volta è successo quello che succede un po’ in tutte le scuole. E non sto parlando di quelle scuole in cui passiamo la nostra infanzia, parlo di scuole di pensiero. Come quella dei filosofi di Mileto, la scuola di Hokuto o quella del panino di Ercolano. E ci perdoneranno Talete e Kenshiro, ma a sto giro parliamo di porchetta completa.

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La scuola di Ercolano nasce nella seconda metà degli anni ’70. Il fondatore inconsapevole, il pioniere di quello che sarà l’ABC del panino di strada campano per oltre trent’anni è un giovane intraprendente e dalla verve fuori dal comune: Luigi Reale. Luigi parte con un camioncino ambulante, ma a suon di panini a soddisfazione e un intrattenimento da animale da palcoscenico conquista presto le folle e una piazza di Ercolano, diventa l’amico di tutti, per sempre. E ancora oggi ogni sera allestisce il suo show, arriva in piazza col suo camioncino tutto led e musica da circo, si traveste da comico di razza, e sfama i figli e nipoti delle prime generazioni che ha cresciuto. E tutti sanno che la scuola di Ercolano, quella del mezzo sfilatino generosamente farcito, nasce in quella piazza, quella che oggi è la piazza di Gigino è sempre un amico. Da lì centinaia di camioncini in tutto il vesuviano, tra Ercolano, Pompei, Portici, San Giorgio. Molti hanno chiuso dopo poco, molti altri hanno aperto paninoteche, qualcuno esportando quel preciso stile anche lontano dal Vesuvio. E “questa volta è successo quello che succede un po’ in tutte le scuole” di pensiero. A un certo punto, quando sembra che quella scuola sia ormai sull’orlo del tramonto, emerge un nuovo giovane che la rinfresca, la rigenera e la ripropone all’ennesima potenza, in un 2015 in cui il panino va sempre più yankeezzandosi e spesso con risultati strabilianti. Invece no, a San Giorgio brilla la nuova stella della scuola di Ercolano, benvenuti “Da Francesco”.

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Francesco, neanche 30 anni, di cui 14 passati a far panini. Come tutti ha fatto ‘a scola, quella delle piazze e dei camioncini. Quella delle tarantelle da territorio e della competizione sfrenata. Quella che lo ha portato un paio di anni fa ad avere la sua piccola paninoteca tra Portici e San Giorgio a Cremano, a due passi dalla pizzeria dei fratelli Salvo.

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“Non andarci troppo tardi che tutte le sere finisce sempre i panini. Vai presto che c’è gente”. Per un bel po’ mi son chiesto cosa avesse questo Francesco, cosa avesse di più di tutti i paninari della scuola di Ercolano per meritarsi un passaparola così convinto e condiviso. Poi ci so andato.

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L’ho osservato lavorare, Francesco è bravo, Francesco è un animale da guerra. E’ veloce, velocissimo, ma non perché va di fretta, ha tecnica da vendere. E un po’ col fare da showman, su quella piastra ci balla, è sua, la domina. Ecco perché i suoi panini, all’apparenza enormi e grossolani per lo strabordare delle patate alla piastra, sono ercolanamente perfetti e azzardo un “leggeri ed equilibrati se il panino lo si ordina a cristiani”. Pane leggero e non invadente, lascia completo spazio agli ingredienti e il passaggio finale sulla griglia ardente lo impreziosisce di un sapore affumicato e di una fragranza da leggerissima bruschettatura. Gli hamburger, grazie ai movimenti quasi tentacolari del padrone di casa si cuociono in fretta sulla griglia, raggiungendo un profumo deliziosamente smoked e un aspetto leggermente caramellato, ma rimangono succosi e perfettamente, ercolanamente ‘nzevati.

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La porchetta di Ariccia sfriccica sulla piastra, la provola affumicata di Agerola fonde su di essa, le patate vengono sminuzzate al momento insieme ad altra provola e sottiletta [quest’ultima a me non piace e ho chiesto le patate alla piastra solo con provola, ma si sa la scuola di Ercolano vanta il record mondiale di consumo di sottiletta] e via, tutto nel mezzo sfilatino. Ma prima di passare all’aggiunta di altri contorni [si, tutti quelli che vuoi, è la scuola Ercolano], melanzane a funghetto uber alles, la firma di Francesco: al panino appena ultimato gli fa fare un ultimo giro di griglia, che regala all’ambita marenna quelle linee nere che sulla provola che straborda con le patate alla piastra diventano strisce ormai riconoscibili. Un marchio di fabbrica.

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Alla fine il panino di Francesco è proprio di quella bontà verace, diretta e godereccia che ti aspetti da un panino della scuola Ercolano, ma all’ennesima potenza, super Sayan. E’ la versione spinta, la versione hot, Food Porn Ercolano.

Vuoi vedere che ho trovato il mio nuovo panino della notte?

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Paninoteca DA FRANCESCO
Via Martiri di via Fani, 8
Portici (NA)

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Egidio Cerrone

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Pizzeria “50 Kalò di Ciro Salvo”

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     50 kalò /ʧiŋˈkwaːnta kaˈlɔ/ 
            50 è il numero che nella cabala rappresenta il pane, l'impasto
             Kalò deriva dal greco e nel gergo dei pizzaioli vuol dire “buono"
             "50 kalò" vuol dire "impasto buono"

Quando ho sentito parlar di lui la prima volta, Ciro Salvo era già una star. Una di quelle star in grado di illuminare anche posti lontani dai riflettori. E l’effetto era stranissimo, un po’ come vedere Daniel Day-Lewis recitare in una fiction, un po’ come vedere Maradona giocare nel Sassuolo. Ricordo il giorno in cui decisi di andare a trovarlo, chiesi a un caro amico di accompagnarmi e la sua risposta fu seguita da un grandissimo hurrà: “Tieni in mano, che adesso Ciro arriva a Napoli”. L’ho aspettato, quando all’inaugurazione non ho potuto esserci ho pazientato, ma quando finalmente l’ho incontrato me ne sono innamorato.

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Perché Ciro rappresenta il pizzaiolo perfetto nel 2015. Lo studio dell’impasto e la continua ricerca dei migliori ingredienti lo proiettano nel futuro. L’uomo dietro la stella, la sua umiltà e il suo essere comunque così dannatamente semplice e senza fronzoli lo legano alle preziose radici del passato, quello dei pizzaioli vecchia scuola, capa ‘e bancariello. Ciro non è altro che quello che così brillantemente manipola: farina, lievito e soprattutto acqua, tantissima acqua.

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Perché l’impasto di Ciro chell’è: acqua, “pura ingegneria” e ricordo ancora con qualche brivido il primissimo boccone. Il coltello che affondava la lama come in un burro, nel cornicione che al pigiar del dito respirava ritornando nel suo stato regale, l’incredibile scioglievolezza. Alzai la faccia, guardai la mia commensale e riuscii a dire soltanto due parole: ZUCCHERO FILATO. Wow!

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E’ qui infatti, a due passi dal lungomare di Mergellina, che ho trovato la mia margherita. Il pomodoro è ‘nu zucchero, il fiordilatte delicato, l’olio una straordinaria chicca, così buono che potrei piegare la pizza a libretto e berlo, come se, insaporito da tutto il resto, sgorgasse da una fonte nella piega del cornicione. Pornografia EVO.

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Ma se la margherita (insieme alla marinara) è sempre stato il mio banco di prova preferito, da Ciro c’è da perdere la testa con l’incredibile varietà di gusti, colori, sapori. Un piccolo paradiso di pizze, uno di quei posti in cui devi progettare un piano di assaggi su scala annuale. Per sorprenderti e coccolarti, come se fosse ogni volta una nuova scoperta. A partire dai fritti.

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Dove il top è la montanara classica, così leggera che il ragù impreziosito di carne di marchigiana, il basilico e la spolverata di grana sembrano poggiare su una nuvola. Solo così la pizza fritta si fa antipasto gustoso, ambito, ordinato [mo ce vò] con leggerezza. Spettacolare, per freschezza e gusto, la variante con pancetta e burrata.

‘O llatte ‘mmocca, prima del piccolo gioiellino della casa: la frittatina. Una di quelle la cui grandezza è inversamente proporzionale alla bontà. Pecchè è piccerella, come la intende Ciro ‘nu murzillo “che deve aprì lo stomaco senza appesantire”, ma esplode in bocca grazie al delizioso cuore di ragù. Una bomba tascabile, perfetta compagna del perfettibile panzarotto provola e salame.

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Ed è solo l’inizio di un grande sogno, basta fare due passi, arrivare a bocca di forno e godersi lo spettacolo. Ciro pesca l’ostico panetto e lo ammacca come solo lui sa fare, è il “suo” impasto, è sangue del suo sangue. Al suo fianco un “conciatore”, e ammacca e cuoncia, ammacca e cuoncia le pizze arrivano al “fornaro”, che in pochi secondi le avvampa lasciandole morbide come Ciro le ha fatte. Belle, bellissime con l’aggiunta dei salumi in uscita, ‘na rattata ‘e furmaggio e l’ultimo giro d’olio. Una sequenza da guardare in loop senza mai stancarsi, di volta in volta cambiano i colori, esplodono i profumi, e nascono capolavori.

La pizza dell’Alleanza con cipolla ramata di Montoro, lardo e conciato romano, la pizza Lasagna con macinato, pomodoro e ricotta, la pomodorini e bufala, la fiori di zucca ricotta e salame, la margherita salame e pecorino, la mitica e insuperabile margherita con la nduja, quella con macinato e papaccelle, la salsiccia e funghi porcini, quella col cotto San Giovanni, la classica marinara di una bontà pazzesca che ti sembra di mangiare pomodoro appena colto e schiacciato tra le mani, la marinara con le scarole la cui freschezza è paragonabile solo alla potenza con la quale ti esplodono in bocca chiapperi ‘e aulive, quella col capocollo di Martina Franca, quella col carpaccio di manzo, l’eccezionale Ripieno Bianco che è bello, buono e giusto, la soffice pizza fritta.

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Un tempio della pizza nel cuore di Napoli, dove ‘stu disco ‘e pasta si fa sacro, lo si venera e lo si onora. Al suo interno vi è un vero, autentico maestro dalle mani d’oro, un mito, an instant classic, un uomo come tanti con una sola ambizione nella vita: fare un “impasto buono”, 50 Kalò.

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Pizzeria 50 KALO’ di CIRO SALVO
Piazza Sannazzaro 201/B
Napoli (NA)

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Agribraceria “FATTORIA CARPINETO”

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Carne spettacolare, panini deliziosi, atmosfera unica e una gran bella realtà. Paninoteca? Panineria? Braceria? Paninomacelleria? Semplicemente ‘nata cosa. Questa è la storia di quando ho trovato il paradiso all’improvviso.

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Da qualche parte nei pressi del Policlinico nuovo. Vi è un supermercato, all’apparenza l’ennesimo semplicissimo supermercato. Ma chi negli anni ha avuto la fortuna di fare un po’ di spesa lì, anche solo una marenna per la fatica, non avrà fatto a meno di notare che forse forse quel Superò ha sempre avuto qualcosa di speciale. Chi vi scrive ha studiato da quelle parti, ci ha lavorato, e solo oggi mi spiego perché ci son sempre ritornato con piacere, anche per una semplice rosetta ripiena di cotto San Giovanni. E sempre forse forse, sarà per quello che quel bancone di macelleria proprio lì accanto mi ha sempre incuriosito. Bello, ricco, invitante, non sapevo che dietro quel bancone tutto colori e diavolerie ci fosse una così bella storia. La storia di Pasquale e di tutta la famiglia Rusciano.

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Tutto parte dal nonno di Pasquale, vecchio proprietario dei terreni sui quali oggi è presente la nota azienda ospedaliera. Espropriato, costretto a spostarsi nel suolo in cui oggi è presente il supermercato, una volta risarcito ha investito tutti i suoi soldi nell’unione della sua famiglia. Comprando terreni lontani, vedendo lontano. Oggi infatti i suoi figli e nipoti hanno fatto di quei terreni una azienda, o forse forse un sogno. A Presenzano, casertano quasi laziale, dove maestosi vitelloni marchigiani crescono forti, nei recinti e nel verde della Fattoria Carpineto.

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Dove tutto è a km 0, i vitellucci crescono in maniera naturale e mangiano solo quello che la fattoria produce in quelle stesse terre. L’obiettivo è produrre grandi bistecche, e da poco quello di lavorare tutto il resto della carne in maniera sostenibile e di gran qualità. Da lì è nato il Marchigiotto, un gustoso hamburger alla brace. Dal Marchigiotto è nato il panino che porta il suo stesso nome. Dal panino è nata l’idea. Da quella idea, in quello che per noi avventori è il cortile del Superò, ma per la famiglia Rusciano è il cortile di casa, da un mesetto è spuntato un piccolo camioncino.

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Lì per una marenna al supermercato che non facevo da un paio di mesi, tremendamente incuriosito, non potevo non chiedere. Cosa fate? Panini. Con cosa? Hamburger o salsiccia. E come li cuocete? Alla brace!

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Provato. Goduto. Sbavato. Due giorni e son tornato. Di sera, quando tutto diventa più magico, gli hamburger in cottura sono tanti e nell’aria si respira solo un grandioso e accogliente profumo di carne. Che ardino i carboni, che sfriccichi il grasso buono, vi si riempia lo spirito ancor prima delle fauci. Benvenuti nel paradiso all’improvviso.

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Un paradiso sfiziosissimo, dove le sedie sono cassette di legno, i tavoli nient’altro che un tris di pedane da supermercato, e le ordinazioni vai a farle direttamente dentro. Dentro al Superò, alla cassa.

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puok e med fattoria carpineto 10 tavoli e sedie

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E in questa atmosfera magica non resta che sedersi e godersi tutto il ben di dio che verrà. Da quel camioncino magico esce roba buona, e gli antipasti, manco a dirlo, sono in tema: bistecche di scottona, arrosticini di agnello, bombette pugliesi, tagliata, salsiccie al vin cotto. Carne, carne, carne e quel cortile pare ‘na festa ‘e paese.

puok e med fattoria carpineto 12 bombette pugliesi

Una brace commuovente nel suo essere così perfettamente street: carboni roventi sul fondo e cottura in verticale. Affidata alle mani sapienti di Luigi, che di giorno fa il chianchiere in macelleria e la sera doma i due bracieri. Come a dire, se la canta taglia e se la suona cuoce.

puok e med fattoria carpineto 13 scottona marchigiana

puok e med fattoria carpineto 14 arrosticini brace

puok e med fattoria carpineto 15 arrosticini friarielli

puok e med fattoria carpineto 16 salsicce al vin cotto

puok e med fattoria carpineto 17 bombette pugliesi

puok e med fattoria carpineto 18 bistecca scottona

puok e med fattoria carpineto 19 pasquale rusciano egidio cerrone

La bistecca è qualcosa di grandioso. Semplicemente fantastica, solo un po’ di sale di Cervia, pura. 60 giorni di frollatura per un sapore unico e una splendida scioglievolezza. Burro rosa, una guerra di mani per accaparrarsi quanti più pezzi possibili, da mangiare così, tra le dita, nature. Ottimi gli arrosticini di pecora abruzzesi, fantastico l’attrezzo ad hoc per prepararli. Bone da paura le bombette: praticamente delle piccole braciolette di locena di maiale, tonde, farcite di spianata romana, provolone piccante e un po’ di mortadella. Ne avrò mangiate una decina senza scrupolo alcuno.

puok e med fattoria carpineto 20 egidio cerrone

E la tagliata? La ottengono da pezzi meno nobili della bistecca, e per conferirgli quello straordinario sciogliersi in bocca, la frollano per ben 120 lunghissimi giorni.  A soli 8 euro, è un viaggio di sola andata per il limbo infernale dei goduriosi. Mo m’accatto ‘na casa in quel limbo. O al massimo, in quel cortile. Spettacolo.

puok e med fattoria carpineto 21 tagliata

puok e med fattoria carpineto 22 tagliata

puok e med fattoria carpineto 23 tagliata

Antipasto che vale un pasto. Perfetto, e malefico. Quando la carne è buona ne vuoi sempre di più, nun’ sì mai sazio. E se quindi sta bella braciata ti ha aperto lo stomaco, il panino ci sta davvero alla grande. E vuoi mettere che davvero non si può rinunciare a un grande hamburger cotto alla brace? Quanto segue è dedicato a tutti quei folli per i quali l’hamburger non va mai cotto alla brace “perché si secca”. Ma sient’ a me, se ti stai accorto, ‘na vutata e ‘na girata, solo un po’ di sale e il tuo burger saprà di quella cosa di cui dovrebbe sempre sapere e spesso non sa: di carne.

puok e med fattoria carpineto 24 hamburger alla brace

E il panino della Fattoria Carpineto è proprio così: non sono i contorni i protagonisti, non sono le salse, non è il pane. E’ il magnifico e introvabile sapore di un grande hamburger cotto a carboni: succoso, affumicato, profumato, leggermente caramellato.

puok e med fattoria carpineto 25 panino marchibacon

Che esce dalla brace e finisce insieme ai formaggi e ai cortorni in un grosso forno, anche questo pensato ad hoc e affidato a Giuseppe, giovanissimo chef: suoi sono i contorni, suo è l’assemblaggio dei panini, sue la maionese e il ketchup fatti in casa, per una volta davvero buoni. Nel “suo forno” la freschissima provola e il provolone del monaco si fondono lentamente, i contorni si riscaldano senza soffriger di nuovo, e il pane si arricchisce di un leggero croccanticcio senza il rischio di bruciature da piastra. IO ADORO TUTTO CIO’.

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puok e med fattoria carpineto 29 panino

puok e med fattoria carpineto 30 panino

puok e med fattoria carpineto 31  panino egidio cerrone

puok e med fattoria carpineto 32  panino

puok e med fattoria carpineto 33  panino egidio cerrone

puok e med fattoria carpineto 35 ketchup maionese artigianale

puok e med fattoria carpineto 36 egidio cerrone

Un panino vero. Senza fronzoli. Semplice e così buono, soddisfa quel gusto ancestrale che è in tutti noi e si manifesta con una sequenza tanto meccanica quanto umana: occhi chiusi per il morso, ancora chiusi per un secondo, spalancati per un attimo, di nuovo chiusi finchè si gode e finchè ce n’è. E quando tutto è finito, e sei contento come quando sei appena stato in campagna a braciare con gli amici, sappi che per il dolce hai un supermercato a disposizione. A te l’immaginazione.

puok e med fattoria carpineto 37 ferrero rocher

Agribraceria FATTORIA CARPINETO
— aperto giovedi, venerdi, sabato (pranzo e cena) —
Via Gaetano Salvatore 457 (cortile Superò)
Napoli (NA)

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Pizzeria “GAETANO GENOVESI”

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Quella che sto per raccontarvi è una bella storia. E’ la storia di un uomo comune e del suo riscatto. E’ la storia di Gaetano Genovesi e della sua pizzeria a Via Manzoni.

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Gaetano è uno di quelli che nella pizza c’è nato e c’è cresciuto. Terza generazione di pizzaioli, a 14 anni già dietro quel bancone e tanti e tanti anni senza mai fermarsi, quando a Napoli c’erano poche pizzerie e il locale andava più che bene. Poi, come nella storia di tanti uomini sono arrivati quei giorni in cui, forse nel non saper stare al passo coi tempi e nel non sapersi muovere in un mondo in cui il buono è ancora più buono se sai comunicarlo, Gaetano ha perso gli stimoli, facendo a detta sua non pochi danni. Poca voglia di lavorare, poca voglia di fare il mestiere che aveva sempre amato, addirittura ‘nu guaglione al posto suo dietro al bancariello. Aveva completamente abbandonato la nave e stava per bruciare il lavoro di una vita. Chissà come però, chissà cosa un giorno lo ha illuminato. Sarà stata la sala vuota, qualche vecchio cliente perso, ma una botta d’orgoglio forte, fortissima, e Geatano è rinato, si è rimesso in gioco, si è aggiornato, ha rilevato la sua pizzeria dissociandola dal noto marchio in franchising Solopizza, e oggi punta tutto sulla qualità, una simpatia innata e una ospitalità ritrovata. Quel che segue è il resoconto del suo bellissimo riscatto.

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Faccia ‘e corna e un sorriso coinvolgente, il sosia di Messi è un pizzaiolo decisamente sottovalutato. Mani esperte, impasto leggero e prodotti di prima scelta, cuore verace: gli ingredienti che fanno della sua pizza una delle più belle rivelazioni in città. Marinara per credere.

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Soffice e gustosa grazie alla bella maturazione, aglio delicato, una esplosione di origano e un pomodoro che è zucchero, e zucchero rimane grazie alla cottura perfetta. Il bagno d’olio che deve avere una Marinara with a capital M mette insieme il tutto e regala al cuore una pizza da ricordare.

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E quando la marinara è così buona, sul resto c’è da star tranquilli. Saran pizze leggere ma decisamente saporite, da lasciarsi andare in un giro pizza, da gustare poco alla volta, perché pazziann’ e rirenn’ da Gaetano val proprio la pena farsi una grande pizziàta. Pizza col soffritto per credere.

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Fritta, cornicioni ripieni di ricotta, lardiata coi pomodorini, col soffrito o la salsicca artigianale che ogni tre quattro giorni gli porta “un signore” da Trentola, ogni pizza è una leggera e deliziosa botta di sapore, e se proprio non si è sicuri, margherita per credere.

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Impasto idratato e un ottimo fior di latte di Agerola che raggiunge il top quando glielo chiedi tagliato a pezzi grossi, a mano, che insieme a quel pomodoro dolce e a un buonissimo olio, regala alla margherita di Gaetano degli umori da grande pizza. Bella, buona overamente.

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Come a dire “Gaetà, aro stiv’ fino a mò? Cà ce stamm’ arrigriann”. Il capitano è tornato sulla nave e tutto il suo equipaggio è a sua immagine e somiglianza. No, non somigliano tutti a Messi, hanno tutti un grande cuore. Provare per credere.

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Il panino in Campania: 10 indirizzi da non perdere

panino in campania 10 indirizzi da non perdere migliori panini di napoli

La storia è questa. Abbiamo organizzato un eventone il 3 ottobre, si chiama MARENNA MOB.
Tutti fuori al Mad’in Food di Posillipo.
Cappello a fravecatore in testa, pane e parmigiana in una mano, birrozza nell’altra.
Un fatto bello che è piaciuto assai.
Ma così assai che nel giro di un’ora è arrivata la telefonata de IL MATTINO di Napoli.
“Scrivi un pezzo su questo bellissimo evento, ma non solo,
dato che ti consideriamo il punto di riferimento in Campania sul panino,
aggiungici anche i tuoi 10 indirizzi da non perdere“.

Praticamente mi hanno fatto sgamare come minimo 5 dei prossimi 20 episodi di #puokemed.
Jamm’ a verè, tratto dal pezzo uscito stamattina:

Allo stesso modo della pizza, che per lunghi anni è stata considerata un prodotto di serie B prima di diventare nell’ultimo quinquennio la regina indiscussa dei rotocalchi gastronomici, anche il panino sta uscendo dal suo medioevo comunicativo e qualitativo. Diverse scuole, diverse concezioni, diverse ispirazioni: Ercolano, yankee, british, macelleria italiana. Oggi vi segnalo, in rigoroso ordine sparso, 10 indirizzi da non perdere:

Ciro Mazzella

10 migliori panini Campania mazzella

Dal 1974 al Monte di Procida, nel suo chioschetto su un marciapiedi, con la sua brace dove è cotto ogni componente di un panino leggendario ed estremamente artigianale (Via Panoramica 27)

Blackburger

10 migliori panini campani blackburger

La rivelazione di Frattamaggiore che spopola nella Campania dei giovani. Stile yankee, prodotti campani. Grandi carni e panini che son diventate star (Via Vittorio Emanuele III 167)

Da Baffone

10 migliori panini Campania baffone

Eredità di un vecchio circolo di artisti, è oggi la più vintage delle paninoteche campane. Il panino da farcire è infatti la più classica delle rosette (Via Ferrante 54)

Grande Macelleria Egidio

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Il macellaio che a Portici ha sbaragliato tutta la concorrenza. Panino old school, carne sempre fresca, cosi come le patate fritte, e le nuggets di pollo impanate al momento (Piazza Poli 13-15-17)

Tortora

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Il macellaio più amato del Vomero. La storica attività di famiglia la sera si trasforma in un piccolo e gremito pub take away. Panini americani, tripli hamburger, cheddar, ma anche gusti classici (Viale Michelangelo 42)

Penny Black

10 migliori panini campania penny black

Il pub di riferimento al Vomero. Stile british, piccolo e sempre pieno. Un panino elegante, impeccabile, che vale l’attesa e il prezzo (Via Alvino 134B)

Gigino è sempre un amico

10 panini migliori campania gigino è sempre un amico

La star del panino, il mitico camioncino da una piazza di Ercolano ha fatto scuola in tutto il vesuviano. La porchetta completa, la batteria di contorni e le battute del buon Giggino le si trova ormai nei libri di storia (Piazza Pugliano)

Da Gigione

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Macelleria di Pomigliano che punta tutto sulla qualità. Hamburger dal gusto raffinato, cotti su pietra lavica e impreziositi da formaggi e contorni di primissima scelta (Via Trieste 71)

Iust Iust

puok e med iust iust panino porchetta provola melanzane a funghetto patate

Ovvero la scuola di Ercolano che stravince a Fuorigrotta. Piccolissima paninoteca d’asporto dove il panino con la porchetta alle 2 di notte è diventato un must (Via Caio Duilio 36)

Lelena Burger & Co.

10 migliori panini campania lelena

Ad Aversa, il burger store più figo (e hipster) della Campania. Stile da vendere, panini dal fascino internazionale e proposte gourmet decisamente interessanti (Via Giolitti, 7)

Non è una classifica.
Non sono i 10 comandamenti.
Sono soltanto i 10 meglio panini campani secondo me,
fino a mo.
Prendete e mangiatene tutti.
Parola di uno che si sporca le mani.

10 migliori panini campania egidio cerrone10 migliori panini campania mattino egidio cerrone

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Egidio Cerrone

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Una partita a Poker

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Tutto è partito da qui. Anzi, tutto è RIEMERSO da qui. Correva l’anno 2013, il 23 del mese di Giugno, e un po’ per ringraziare, un po’ per tributare la mia bravissima fotografa e migliore amica, festeggiavo il suo compleanno anche sulla pagina facebook di questo blog; e in maniera originale, ripescando dal “cascione” delle nostre mangiate la foto di questo panino che qualche anno prima le avevo preparato. Ne aveva già mangiati un paio quella sera, forse un troppo leggeri, tant’è che da lì a poco mi chiese tutta sfiziosa di poter mettere sia hamburger che mezza salsiccia nel terzo panino. “Vabbene Meri, e se ti mettessi anche la pancetta?” “E METTI”. “Due wurstel?” “VAI”. “Doppio formaggio?” “OVVIO”. “Patate?” “E SECONDO TE?”. “Ketchup o Maionese” “SALSA ROSA!”. Era appena nata una delle icone della nostra combriccola, il panino POKER DI CARNE: 1 hamburger, 1 salsiccia, 2 wurstel, pancetta, 2 sottilette, patate fritte, salsa rosa! Forse il nuovo villain nell’universo dei salutisti, un “se ne scende una bellezza” nell’universo di Maria, contentissima di vedere il suo “spuntino” riemergere dal passato.

Ma, ahimè, non era il solo a riemergere dal passato. Attratto proprio dal “poker di carne” riemergeva qualcosa di molto più divertente, e di molto più lontano.

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Stefano, altro amico di una vita, piccoletto ma di buon appetito, abbastanza “mangione” da esser sfidato addirittura da Maria. Neanche il tempo di sfidarsi e la mia memoria evocativa era già volata nell’estate del 2004, quando i due sfidanti avevano all’incirca 12-13 anni e insieme vivevamo le nostre giornate di Super Santos e buste di patatine.

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Ma era un momento preciso quello che avevo appena ricordato…

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…quello in cui un pomeriggio, chissà per cosa, si sfidarono a “mazzate”, e credetemi fu davvero divertente! “Maria vuo’ v’rè ca t’ vatt?” “JA STE FA O’ BRAV CHE TI FAI MALE” “Marì io t’ vatt!” “STEEE NON TI VOGLIO FA MALE”. Vott’ a cà, vott’ a là, si iniziarono a picchià! Ricordo benissimo Stefano che tentava di aggrapparsi alla per lui gigantesca avversaria, e quest’ultima che reagiva giusto il necessario, tra un “STE NON TI VOGLIO FA’ MALE” e l’altro. Il finale fu bellissimo, Stefano a terra, Maria tutta scippata, che però piangeva, perché da gigante buona qual è aveva il timore di averlo fatto male! AHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHA!  E chi si scorda più quella giornata! Era la prima volta in cui si erano sfidati, e non sapevano che dopo 9 anni si sarebbero seduti ad un tavolo per una nuova sfida, per una partita a “poker”.

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Non 1 signori, ma ben 3 PANINI “Poker di Carne”! 30 minuti di tempo, 1 solo bicchierone d’acqua! Dal lato sinistro del ring il piccolo STEFANO, dal lato destro la mastodontica MARIA! La storia si ripete, cari spettatori, è ancora Davide contro Golia. Ed io, con quelli che ormai sono diventati “i panini di Giggio”, sono pronto a servirli.

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Pronti per l’ultima infornata!

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E pronti per esser divorati!

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Non è ancora partito il timer, e Stefano inizia ad esser un po’ impaurito. Maria invece è glaciale e dà forza al suo avversario! Manca poco, la salsa rosa è stata aggiunta! Siamo tutti pronti:

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VIA!

Il video dice tutto. Le strategie sono chiare. Stefano punta sulla calma olimpica. Maria sulla velocità, masticando quasi come un coniglio! Chi avrà scelto la strategia giusta? E voi, su chi puntate? 😀

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Stefano continua ad andar piano, ma Maria, dopo solo 4 minuti, ha già finito il primo panino e con una scioltezza imbarazzante impugna il secondo!

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Per Stefano si fa dura! Non solo vede la sua avversaria mandar giù un panino con prodezze da “cannarone”, ma inizia anche a soffrire il caldo! Che gli fa perdere secondi preziosi in una quindicina di “Marò fa tropp’ cav’r” (ahahahhahahahahahahahaa)

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Ma il tempo passa, e Stefano anziché accelerare, inizia pure a boccheggiare.

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Maria invece ci dà dentro più che mai e dopo soli 9 minuti porta il suo bottino a 2 panini! Mostruosa! “Mamma mì Marì tieni ancora 21 minuti e già stai al terzo!!” le dico dal reparto forno! “VABBE MO LO ASPETTO UN PO’ JA”, mi risponde tranquilla e orgogliosa! Aahahahahhahaaahah!

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Ma gli dà giusto il tempo di finire il primo panino (altri lunghissimi 5 minuti in cui Maria si è riposata ahahahhahaha) e riprende la sua inesorabile cavalcata!

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E quando Maria ancora deve finire, Stefano è ormai già battuto, dalla sua avversaria e dal Poker di Carne; la sua faccia dice tutto 😀

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Passano due minuti, signori e signore, e la sconfitta è ufficiale:

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Maria butta giù l’ultimo boccone e con un record di 20 minuti e 54 secondi stravince la sfida dei 3 panini Poker di Carne!

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Con tanto di foto celebrativa/umiliativa 😀

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(qualcuno non ha stoppato il timer e nella foto porta 08:17, ma il record, lo confermiamo, è 09:06, assurdo dato che ha anche aspettato l’avversario per ben 5 minuti)

Ahhhhhhhh! Questa è la serata in cui non vi è Davide che tenga per un Golia così in forma! E quindi ve lo richiedo: “Potevo mai scegliere un membro migliore per il mio staff?” 😀

E a proposito, cari fan di LE AVVENTURE CULINARIE DI PUOK E MED, che pensavate? Mica hanno mangiato solo loro! Vi era una tifoseria da sfamare, e in questo nuovo episodio a km 0, sono “I PANINI DI GIGGIO” i co-protagonisti della sfida. E se l’ormai famoso “Poker di Carne” l’avete già conosciuto, è il momento di vedere qualcos’altro!

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Da sinistra in alto: 1) cotoletta e patatine, 2) wurstel e patatine, 3) Jucy Lucy con sottoletta, ovvero due hamburger pressate con cuore di formaggio, da condire poi al piatto con pomodori, insalata e salse, 4) hamburger, scamorza e melanzane a funghetto, 6) hamburger, sottiletta e patatine! E no, non ho dimenticato il numero 5, merita semplicemente un discorso a parte, perché è il mio mitico “Polpettozzo”.

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Una bella fetta di polpettone di mamma, con tanto di cotto, provolone, salame e uovo sodo! Granella imponente! Mamma lo sa come mi piace!

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Una bella fetta scamorza, che dopo aver “puppuliato” sotto al grill del forno, ne esce fuori morbida, filante ma senza quel sapore a volte fastidioso della piastra! Fantastica!

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E ancora, un paio di fette di pancetta che al forno rilasciano tutto il loro sapore mantenendo i succhi (lì grassi) nel panino! E poi il tocco di classe, una julienne di cetrioli condita con olio, limone, sale e Tabasco! E infine quella che sta diventando la “morte mia”…

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…il ketchup della Heinz, l’unico che mi piace, insieme ad altro Tabasco! Che ormai sono diventati il mio condimento preferito, si sposano benissimo: ketchup non invadente e il Tabasco piccante quanto basta! Una gioia per il palato il mio “Polpettozzo”, si scioglie in bocca ed è tutto sapore! Il polpettone morbido, con quel pezzo di salame che ogni tanto da carattere, la scamorza dappertutto, la croccantezza dei cetrioli e della pancetta che insieme al ketchup danno quel tocco di agrodolce, quella punta di Tabasco! Il pane croccante! Spettacolare! “Mmmmmmm!”, citando la cara Maria!

E infine, il mio secondo panino della serata in ordine cronologico e di preferenza, anche se più italiano e più deliziosamente ruspante!

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Scamorza, melanzane a funghetto, hamburger, di nuovo scamorza, di nuovo melanzane a funghetto! Lasciato a “puppuliare” a forno lento in modo che tutti i sapori si impregnassero! Bingo, detto fatto, na’ bontà!

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Bello eh? Che dite, me la apro una paninoteca? Magari qualche amico più stretto si starà già autoinvitando a casa mia. Nel frattempo vi saluto e ringrazio Maria e Stefano per questo bellissimo episodio che dedico a tutti gli amici del parco ❤ vi voglio bene! 😀

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Egidio Cerrone

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Paninomacelleria “GRANDE MACELLERIA EGIDIO”

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Egidio a Portici!

Sfatiamo subito ogni dubbio 😀 La prima volta che entrai in questa bella “macelleria della notte”, non lo feci perchè colpito dal nome uguale al mio, anzi, me ne accorsi solo alla fine. Quello che mi attrasse fu qualcosa di evocativo 😀 Mi ricordò subito la macelleria di Manzotin in “Febbre da cavallo 2”: impresa passata al figlio, foto commemorativa dell’amato papà esposta in bella vista.

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E basta ascoltare per pochi minuti Massimo per capire il suo legame al padre, la passione nel mantenere vivo il suo nome e l’impegno nel migliorare l’attività di famiglia, che oggi si è re-inventata,  divenendo la prima “panino macelleria”: il giorno per le mamme con le buste della spesa, la sera per i figli affamati di panini.

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Romantico vero? Per chi sa apprezzare queste piccole cose, la “Grande Macelleria Egidio” è prima di tutto un posto per “romanticoni da viaggi nel tempo”, e poi un posto ideale per noi mangioni cronici!

Benvenuti nell’episodio del “chianchiere”, ve lo racconta un mangione cronico appassionato di viaggi nel tempo.

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Carne! Carne! Carne! Imperativo categorico in una macelleria. Arrosto, cicoli, filetto, hamburger, porchetta di Ariccia, salsiccia, cotto, crudo, tacchino, pancetta, speak e tanto altro! Dai semplici wurstel o cotolette, alla famosa “sbriciolata”: carne macinata, cotto e formaggio “ammiscati” sulla piastra durante la cottura, formando una specie di poltiglia brutta da vedere, brutta nella consistenza, “uà però è buona” al primo morso. E c’è addirittura il panino con il soffritto di zuppa forte, che per i “meno paisani” è quello con le interiora di maiale o vitello, con pomodoro e peperoncino. Bontà che ho dovuto rimandare solo perchè non è periodo! Ma tranquillo caro soffritto, ci incontreremo in una fredda serata invernale, e sarai mio! 😀

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Le patate fresche di Avezzano, buone come quelle che mangi a casa!

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Porchetta di Ariccia, provola di Agerola, funghi, patate, maionese e tabasco! Gnam!!! Un mix perfetto! Prendetelo, sedetevi su qualche muretto lì fuori e non ve ne pentirete 😉 Il panino di Egidio è il perfetto panino da strada! La macelleria offre anche qualche tavolino, ma è una questione culturale, il panino di Egidio si mangia così:

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😀

Ma rituffiamoci dentro:

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Panino gustoso e abbondante, ma molto leggero. Ne puoi mangiar due senza problemi e senza sentirti male. Il perché risiede nei prodotti: la carne fresca prima di tutto, e poi il pane, finalmente qualcuno che ne ha cura e gli dà l’importanza che merita. Mai bruciato, friabile e leggerissimo, ad ogni morso quasi non lo senti, senti il resto! Perfetto con della porchetta abbondante!

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E allora viva Massimo, che diversamente dal figlio bamboccione di Manzotin, dà l’impressione di stare sempre “incazzato” e di gestire la serata come un sergente, ma poi è un simpaticone:

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(con tanto di spilla, “incazzatura” da tributo 😀 )

Andateci! Armatevi di spirito da muretto e fatevi un bel panino! Ditegli che vi manda l’altro Egidio, “quello che una volta è entrato con una reflex senza dire nulla e si è messo a fotografare l’impossibile senza permesso per poi tornare dopo mesi a fare l’articolo attrezzato di amica fotografa molto più in gamba” 😀

Paninomacelleria “GRANDE MACELLERIA EGIDIO”
Piazza G.Poli 13-15-17
Portici (NA)

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Egidio Cerrone

ps il mangione cronico “affamato” di viaggi nel tempo non poteva non far volare la sua memoria evocativa! Ricordate “Ritorno al futuro II”? La parte in cui nel 1985 alternativo Marty va dal Biff riccone per capire come è diventato ricco? “Dobbiamo parlare di una cosa noi…” “Soldi, vero? Beh scordatelo!” “No, non di soldi…”

“…Grande…Macelleria…Egidio!!!”

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Panificio “MICHELANGELO (o’ BOB)”

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“Egì, ti porto io in un posto” disse il mio amico Dottore. “Dove, quando e a che ora?” risposi io senza esitare ( 😀 ). “Cercola, sabato a pranzo, per l’1 e un quarto là”.

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Felicissimo di aver colto il primo suggerimento per questo blog, e di aver scoperto questo posto “speciale”. Ovviamente – come al solito – avevamo fatto tardi, l’amico mio si sveglia all’una e mi dice anche di far presto perché gli hanno detto che chiude alle due. Panico. Scendi subito, chiama l’amica di sempre di mangiate (Maria, la fotografa di questo blog), “caricala a volo”, Pianura, raccordo, tangenziale, superstrada, esci a Cercola, “acchiappa gli altri”, seguili fino al posto. ARRIVO. Col picco dello stress scendiamo dalle auto, ma bastano 30 secondi a rasserenarmi, perché subito ho la sensazione di trovarmi nel posto giusto per anima e pancia.

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“Na’ casarell”, il viale alberato, aria fresca, il venticello. Il profumo, già prima di entrare riesci a sentirlo, che ti chiama, un canto delle sirene per poveri “ulissi” affamati.

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La pizza di Bob è unica, già nel modo di mangiarla. Se sei con amici e non prendi il trancio singolo, ti viene dato direttamente il “rutelluccio”, appena uscito dal forno a legna, con la mozzarella che “frizza” ancora. Te lo porti nei simpatici tavolini fuori. La pace. Fuori e dentro di te.

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Una bontà. Fatta come si faceva una volta, come la faceva la mia nonna paterna. Con l’impasto del pane, dal sapore unico e inimitabile. Anche grazie ad una strategia di cottura che ho avuto il piacere di notare, dal forno esce una pizza morbida, nell’impasto e negli ingredienti, con un cornicione così fragrante e saporito che solo la santissima unione impasto di pane/forno a legna può regalarti.

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Mi sono innamorato. Questa è “a pizza ra’ campagna”. Dove l’olio è tanto ma non ti senti male, dove gli ingredienti sono a kilometro zero, dove dopo averla mangiata ti vien voglia di rimanere qualche altra ora lì al sole senza far niente, perché ormai ti sei conciliato con tutto quello che ti sta attorno.

E non ho ancora parlato dell’altro “gusto” provato in giornata, ancora più buona, ancora più “paisana”.

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La “sasicc’ e friariell”. Che cosa grande. Solo a vederla ho la sensazione di ritrovarmi lì, ne sento il profumo, riesco quasi a darle un morso immaginario come Carambola in Hook.

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Il sapore di quel “friariello”, lo sposalizio con la “sasiccia”, e quella mozzarella abbondante che acchiappa un po’ tutto, nascondendo tutto quell’olio buono che da lì a poco sarebbe colato da ogni parte. Roba che un mio amico ha dovuto mangiarla in piedi, come si mangia la mozzarella di bufala appena fuori dai migliori caseifici. Spettacolo!

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Ci devo tornare, e portare altri amici. Soprattutto perché non ho ancora provato queste:

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(con la parmigiana di melanzane)

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(l’ortolana)

E poi perché ormai abbiamo fatto amicizia anche qui:

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Mi raccomando, andateci, rigorosamente a pranzo e “cu na’ famm’ e pazz!”. Non ve ne pentirete! Dite che vi manda “quello che lo avete fatto pure infornare” 😀

PANIFICIO “MICHELANGELO (o’ BOB)
Viale Michelangelo 27
Cercola (NA)

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Egidio Cerrone

Testo e Foto sono proprietà di “Le avventure culinarie di Puok e Med”.
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