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Pizzeria I MASANIELLI

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Leggenda narra che nella contea di Caserta ci sia un posto magico. Dove abita uno stregone che ha le mani grandi come grande ha il cuore. Su di lui si narrano mille storie, si dice passi le sue giornate in una caverna dalla porta chiusa, col suo forno, montagne di farina e leccornie dalla Campania tutta. Trasforma l’oro in pizze e le pizze in oro, e nessuno ancora é riuscito a capire come fa, con quelle mani così grosse, a regalare a compaesani e forestieri quei gioielli che solo nani e folletti di terre lontane riuscirebbero a plasmare. Questa è la storia del gigante buono di Caserta: Francesco Martucci, pizzeria I Masanielli, top 3 in Campania.
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La sua storia ha inizio in una caverna ancora più piccola a pochi passi dall’attuale dimora. Lì il giovane Francesco, leader simpaticone tra gli amici e tra gli spalti della squadra del paese, coltiva la sua passione per l’arte bianca. In quel buco a insegna I Masanielli, che oggi esiste ancora ed è gestito dal fratello Sasà, Francesco ammacca e concia, ammacca e concia, e nel frattempo studia, sperimenta, e come fanno quelli che poi diventano i migliori, gira la Campania e assaggia, si confronta, si intrufola nelle aziende conosciute e non, umilmente si presenta e umilmente si mette in gioco. Pochi anni e i Masanielli iniziano a diventare qualcuno, e piano piano la vecchia pizzeria d’asporto con qualche tavolo inizia a diventare stretta per un gigante del genere. Ha bisogno di spazi, non per lui che trascinato dalla passione si fa piccolo piccolo tra banco e forno, ma per chi inizia a voler bene a lui e alla sua pizza. Cerca una caverna più grossa, la trova a viale Lincoln, umile ma accogliente, e di nuovo piano piano spertòsa la noce. Oggi a Caserta la sua pizza è un cult, ogni sera svariate centinaia di avventori che aspettano che inizi lo spettacolo. Come Gandalf e i suoi fuochi d’artificio, Francesco e le sue pizze.
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Ricordo ancora la prima volta che andai a trovarlo. C’era Linda alla cassa, moglie e so(u)pporter, che ancora non mi conosceva. Chiesi di questo gigante leggendario e rimase stupita da un pellegrino così entusiasta. Attraversai veloce la sala gremita e spalancai la porta della caverna. Fu emozionante, c’era questo omone che accarezzava dischi di pasta, pareva tenesse dei fiori preziosi tra le mani. Si gira al mo avvento, incrocio di facce belle, e quella accoglienza quasi natalizia che manco Babbo Natale: “Oh oh ohhhhhhhhh”. Era felicissimo, e io non sapevo ancora che da li a pochi minuti lo sarei stato il triplo. Non sapevo che da li a pochi minuti avrei mangiato una delle pizze più buone della mia vita.

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Perchè le pizze di Francesco non puoi trovarle altrove. C’è troppo di lui in quella pasta, c’è troppo la sua storia e la sua esperienza. C’è la sua ricerca, in tutto. Impasto meraviglioso, se lo prendi tra le mani prima di stenderlo inizia a liquefarsi, è tutt’acqua. Se lo vuoi stendere bastano tre mosse: un tuffo nella farina, pochi secondi di polpastrelli e quando incredibilmente si è già stesa, un giro sul dorso della mano ed è pronta. Ha qualche segreto, qualche diavoleria da stregone, una sapienza intrinseca, chi lo sa, ma quell’impasto è di un altro pianeta. Superman.

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Dopo che l’ha cunciata con l’affetto che darebbe al figlio, se la gode vedendola crescere bella al forno. S’abboffa, addiventa ‘nu canotto, la legna ardente si fa compressore e da la dentro quelle pizze escono piene d’aria, belle che già le vedi e capisci che sarà come affondare un coltello nel burro. Magnifique.

Una leggerezza spaventosa. Che rinuncia un pò allo zuccherino piacere di una pizza cromaticamente più classica ma spinge la scioglievolezza oltre ogni limite. Al boccone si scioglie in bocca e si fa tutt’uno con i meravigliosi ingredienti ricercati da Francesco negli anni. Basta aprire il menù, sembra una guida Slow Food. C’è una cura maniacale per il topping, ci sono pizze favolose alle quali ogni settimana se ne aggiunge qualcuna nuova, perchè sarà capitato che Francesco avrà utilizzato l’ennesimo lunedì di chiusura per tuffarsi in un nuovo caseificio, un nuovo allevamento, una nuova salumeria, gastronomia, macelleria, da un nuovo contadino.

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E se il caro Francesco riesce a fare questo, nce sta niente a fà, è un grande e meriterebbe di essere in tutte le guide gastronomiche, rispetto e una stima infinita. Ma se è finito tra queste calorose righe è perchè mi ha conquistato con le pizze più semplici e difficili di sempre. Quelle che se ordini sempre quelle, è facile che quella è diventata subito una delle tue pizzerie del cuore: margherita e marinara. Ogni volta che torno, non ci scappa, se pure ne mangio tre queste sò le prime due. Gioielli rari e indimenticabili, un sogno. The Puok’s best friends.

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E come in tutte le belle storie c’è sempre una mamma. Fritture e presenza in cucina, “Mammà mò ti arriva ‘na pizza per una montanara”.

E che montanara. Putess’ bastà la classica pummarulella e bufala, ma solo dio sà quant’è bona ‘a montanara ‘cu amatricana. Caserta tra Napoli e Roma. Pornografia pura e festa per i peccatori di gola. Chiedetela ripassata al forno e solo con pecorino senza altri latticini. E verite che ve magnate, guanciale, pummarola leggeremente piccante, ‘a botta e furmaggio e quella pasta che pare ‘na nuvola dove tutto poggia. Mammamì.

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Caserta quindi vibra e vibra forte. Nella sua arena c’è un leone, un vero maestro. C’è Francesco Martucci, i suoi Masanielli e la sua pizza meravigliosa.

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Pizzeria I MASANIELLI
Viale Lincoln, 27
Caserta (CE)

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Egidio Cerrone

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Hamburgeria “26 HAMBURGER & DELICIOUS”

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Cava dei Tirreni è nu paisiello meraviglioso. Il top quando sali da Vietri sul Mare e ti ritrovi subito in quella piazza da cui parte il bellissimo corso vecchio, coi suoi porticati e quel passeggio dalla magica atmosfera. E proprio prima di arrivare all’altra piazza al centro del corso, da un annetto a questa parte, la gran giocata la fai girando in un piccolo vicoletto sulla sinistra, dando un’occhiata ai numeri civici e fermandosi al 26. Scommetto che dopo qualche minuto fuori a quel buco giungerà presto un profumino delizioso e un grande far festa: sono i panini del 26 Hamburger & Delicious e la verve straripante della famiglia Falcone.

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E forse la famiglia Falcone sarà una scoperta per i forestieri, ma chi abita a Cava da anni vi dirà subito che sono una istituzione. Tutto è partito tanti anni fa da Pasquale Falcone, uno che ha fatto una bella vita rincorrendo tutti i suoi sogni. Ha fatto e fa ancora il regista, ha lavorato in radio, ha gestito per anni il locale che ha fatto la storia del posto: il Porky’s, ispirato dalla super trilogia trash anni ’80, padre insieme al cult belushiano Animal House di tutti gli American Pie and company che tanto hanno fatto impazzire i giovani degli anni 2000. Spettacoli comici, spogliarelli e buon cibo. Cabaret & Delicious, mo ce vo. Da lui hanno fatto le loro prime apparizioni quelli che dopo anni sarebbero diventati i comici più importanti del palcoscenico campano, sono cresciute generazioni, tutte quelle generazioni prima che il nuovo mercato giovanile virasse i suoi interessi alla musica tunz tunz e all’alluccare nelle orecchie dei compagni. Una bella storia, finita, ma mai finita perchè Pasquale fermo non ci sa proprio stare, e in un mondo sempre più food si reinventa. Ha un progetto in mente, sta per portarlo a termine, quando entra in gioco il suo erede di gene e di fatto, Vincenzo, capoanimatore nei villaggi, la stessa verve del padre, la stessa ospitalità, un quarto della sua ironia ma una testa piena di idee come papa lo ha fatto. Viene da una esperienza di lavoro in America in una famosa catena di hamburger, dice “Papà io ci sto, entro in gioco, ma se mi vuoi amma fa gli hamburger. Facciamo questo, questo e quello”. Il papà fa un passo indietro e lascia spazio a una nuova mente in famiglia. Sono in tre: Pasquale, Vincenzo e Massimo, cuoco e collaboratore storico di Pasquale dai tempi del Porky’s. Nasce il burger store che nel giro di un anno ha spaccato tutto a Cava imponendosi subito tra le migliori hamburgerie campane.

Perchè a una cortesia da urlo e una simpatia sfrenata, Vincenzo & co. hanno puntato tutto sull’originalità e sulla qualità dei loro prodotti. Vincenzo soprattutto, che ogni giorno appena mette piede nel locale prova sempre un panino con un hamburger, niente di più. Deve provare il pane, che è fatto apposta per lui dal panettiere di fiducia, col quale sperimenta ogni giorno e insieme al quale ha portato per primo in Campania il panino black al carbone vegetale che tanto è andato di moda nel 2015. Il risultato è un bun eccezionale, morbido, aureo e di grande struttura, tutto quello che a Vincenzo serviva per realizzare la sua idea di american burger col pane non piastrato. E insieme al pane deve provare la carne, che è sempre fresca tutti i giorni, e viene dal macellaio della serranda affianco, storico di Cava che puntualmente gli fornisce dei gustosissimi hamburger di chianina e podolica. E se pane e carne sono buoni si può partire, si apre il sipario, Pasquale entra nel personaggio e in cucina inizia il valzer di piastra e padelle.

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Vincenzo, che si alterna tra cucina e sala cercando di imitare papà, e Massimo coordinano la cucina. Asso nella manica Stella, la moglie di Massimo, avvocato calabrese che la sera fa i panini a Cava dei Tirreni, grandiosa. A lei arrivano gli hamburger cotti a puntino ed è lei che compone i burger dandogli quel tocco e quella gentilezza estetica che solo una donna può dare ad alcune delle bizzarre creazioni del 26, spesso esagerate e irriverenti. Doppi hamburger, terrazze di hamburger e kings che si alternano a singoli burger squisiti e di rara fattura grazie alla scelta originale di salse e contorni.

E se anche chi vi parla è ormai da anni passato a fare il tifo per i singoli burger da morso a cristiano, ordinare uno degli ormai cult del 26 è una esperienza imperdibile. Su tutti il The King, un bestione con chianina, cheddar, bacon, maionese al basilico, cipolle caramellate, una mozzarella di bufala ngopp a tutto e il tocco finale con una spray alimentare che fa diventare tutto dorato. Sono in cucina ad assaggiare, a guardare e ad ascoltare le storie tra i fornelli quando: “Egi corri in sala, sta uscendo un The King, goditi lo spettacolo”. Mi siedo e vedo sbucare Pasquale che col suo pallone d’oro al piatto si ferma al centro della sala e richiama l’attenzione di tutti i clienti. “Signori e signori, un grosso applauso alla star del 26, il The King”. Tutti applaudono, e applaudiranno ancora perchè se escono 40 The King, Pasquale fa 40 siparietti. Fenomeno.

E il panino nero col Pulled Pork fatto in casa.

Di cui se ne occupa il giovane Alfonso detto “Kianozza”, così soprannominato per aver inventato il Kianozza Burger, un hamburgerone di chianina spaccato in due parti che vanno a sostituire il pane. Beshhhtiale.

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E il non mi ricordo neanche più come si chiama qualcosa tipo Terrazza Martini.

E nel bel mezzo di questi giocattoloni da palcoscenico (in questi mesi è nato anche il Mamma Enza Burger in cui al posto del pane vi sono due frittate di maccheroni, e anche la versione “king”, giustament, con sopra 300 grammi di mozzarella di bufala ripiena di burrata), è dolce perdersi in un paio di burger singoli che te ne può magnà anche un paio. Perchè se le star sono folli, i singoli burger sono dannatamente fini ed equilibrati. Il morso è un tutt’uno in cui tutto si esalta valorizzando ancor di più la squisitissima carne, che è succosa, in bocca si scioglie e la bella bocca ti lascia. Non sono insevati, sono burger puliti, di altissimo livello, giusti e soprattutto corretti. Un vero burger? Se fa accussì. Poi mettici la fantasia e la cucina italiana, e vir’ che te magn.

A Cava fanno grandi hamburger, fatevi come i #porkys.

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Hamburgeria 26 HAMBURGER & DELICIOUS
Via Alfonso Balzico (Vicolo della Neve), 26
Cava dei Tirreni (SA)

CONTENUTI EXTRA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO:

Le avventure culinarie di Puok e Med | LA NUOVA AVVENTURA DELLA FAMIGLIA FALCONE: APRE A CAVA DE’TIRRENI “23 BAGUETTE&DELICIOUS”

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Pizzeria “Da Attilio”

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Questa è la storia di un tempio nel bel mezzo ‘ro burdell. Allucchi di pescivendoli, bancarielli ‘e per e o musso, fritture e pizze a portafoglio, un via vai incessante di gente da ogni dove, la quintessenza della napoletanità tutta concentrata nella Pignasecca. Ed è in quei vicoli calorosi che a un certo punto può accadere la magia. Basta fermarsi lì, Da Attilio.

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Perchè quel posto sembra starsene lì senza far rumore, ma carico di quella sacralità che calamita anche il passante più impegnato, che da fuori non può non scrutare quel dolce far pizza, quel romantico covo familiare, quell’uomo placido, un pò monaco, quasi zen, che prima ti incuriosisce con quello sguardo fisso che non si distrae tra forno e bancariello, e poi ti emoziona quando quello sguardo lo incroci e ti regala un sorriso vero, pulito e senza fronzoli. Signori e signore, queste è la storia di Attilio Bachetti e del suo tempio. Pizzeria Da Attilio.

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Erede del “primo Attilio”, quel nonno che nel 1938 aprì la pizzeria. Chissà se immaginava che proprio la “supponta” riuscisse a portare l’attività di famiglia ai livelli attuali, 3 spicchi del Gambero Rosso, l’apprezzamento di tutta la stampa e l’amore di popolo e turisti. Chissà se immaginava che alla prematura morte del figlio Mario, papà di Attilio II, quella forza della natura della nuora riuscisse a mandare avanti con così tanta forza e coraggio la loro cara “puteca”. Fu proprio lei, la signora Maria Francesca, due figli a carico, a diventare in un colpo solo mamma, papà e direttore. E se oggi Attilio è uno dei più grandi pizzaioli napoletani e sua sorella Angelina governa la sala come pochi, non c’è nulla da aggiungere: Maria Francesca ce l’ha fatta.

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E che vi credete che ora che Attilio e Angelina sono grandi, lei si sta godendo la meritata “pensione”? A ‘na guerriera come lei devi solo cacciarla, lucida come non mai, sergente di ferro, che si emoziona ancora come una bambina tra quei pentoloni per deliziare i clienti anche a mò di trattoria, e ancor di più a preparare insieme ad Attilio uno dei must indiscussi della casa: il crocchettone di salsiccia e friarielli.

E’ un gioco di squadra. Probabilmente lei scaura le patate, Attilio ammesca e concia, “staglia”, pesa e va di provola. Infine due palmi di mano sul pallottone, annanz’ a aret’, annanz’ e aret’, il cilindro si forma e il crocchettone prende forma. Tocca di nuovo a lei, mi chiama per dirmi che mò viene la fase importante, ma sorridendo e sghignazzando mi dice pure che quella parte non può farmela vedere. Si mette davanti, non mi fa copiare e dice che “è un segreto, perciò giuvinò ti piace così assai la nostra impanatura”. Quel che si sa e che sicuramente gli conferisce quel sapore tremendamente rustico e spettacolarmente croccante è ‘o pane rattato, che commerciale non lo è manco per scherzo. Attilio è masto ‘e l’impasto, pizza sì, ma anche pane. E che pane. Con le Att-caverne.

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Ne fa qualche pezzo ogni mattina quando il forno è ancora basso. Fortunati chi sceglie la trattoria, fortunatissimi chi si piglia i fritti della casa. Pecchè quello che esce da questo pane non è semplice pangrattato, è polvere magica in grani grossi.

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L’impanatura è pronta, il segreto è custodito dietro quelle spalluccelle ‘e femmena, tocca di nuovo a lei, si frigge. Nessuna friggitrice all’avanguardia, nessuna schiumarola di battaglia, pentola ‘e casa piena d’olio e un paio di forchette, p’avutà e pe girà, “piano piano vedi giuvinò”. Alla fine che poesia quando è pronto, dorato e promettente.

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Scrocchiarello al taglio di forchetta, il cuore morbidissimo, di patata vera, filante di provola, e stimolante per il leggero amariccio e piccante del friariello. Qualche decina di centimetri di goduria. Food Porn overamente, Huge.

Decisamente interessante, scoperta emozionante, la frittatina. “Attì, ma a me nun me piace la frittatina con l’impanatura, esiste un solo posto al mondo in cui mi piace”. Manco a dirlo interviene lei: “Bello, ma tu devi assaggiare e poi mi dici. Attì fagliene una a volo a volo”.

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Marò, scemo di un Puok, allo vir’ o film e nun ‘o capisci? La stessa impanatura spaziale, lo stesso cuore filante, la besciamella non invadente, i piselli saporiti e quei tocchetti di salame accunciati col vino rosso. Che meravigliosa malatìa. Buonissima, ufficialmente la seconda frittatina al mondo con impanatura ad entrare nel cuore di un giovane Puok. Ahhhhh.

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E se vi dicessi che il bello deve ancora venire, non mi credete vero? Fermatevi, non scappate, la pizza di Attilio è meravigliosa.

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La “suppont prodige” è un vero maestro e il suo impasto ha pochi rivali. Il segreto? Lui lo accenna, è la maturazione. Quella che ottiene con una lunghissima lievitazione, almeno 24 ore, qualche volta anche di più. “Egì, come era sta pizza? Vuoi sape quando l’ho impastata? L’altro ieri, so 36 ore, oggi ti stai mangiando l’impasto premium”. Ed è per questo che la sua pizza ha quella crosticina millesimale così bella e saporita. Ed è per questo che ne puoi mangiare due e non le senti. Ed è per questo che la pizzeria Da Attilio è il sogno di tutti i veraci, quelli che amano ‘a pummarola schiacciata con le mani, i latticini tagliati a mano, uoglio e furmaggio generosi, e la bellissima sensazione di poterne mangiare più di una.

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Leggerezza e sapori di una volta, profumi di una volta. Quando entri in quel tempio cambi anche aria, e come in poche pizzerie storiche senti tutto il profumo della vera pizza napoletana. ‘Na ventata ‘e vasinicola.

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E infine la pizza che più mi fa impazzire in casa Attilio. La “Appennini”. E’ a forma di stella come la sua più celebre pizza, la “Carnevale”. Ha le punte ripiene di ricotta e al centro fiordilatte, zucchine e funghi porcini. Ed è una capata assurda, a tal punto da definirla geniale, più io che il suo creatore. E mo vi spiego perchè.

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Perchè al centro i due ingredienti principali sono forti, protagonisti, gonfi di carattere. Le zucchine sono saltate in padella con la pancetta e sono spettacolari, zucchero allardiato. I funghi porcini, per definizione e perchè quì sono ancora più spaziali, hanno un sapore intenso. Il fiordilatte leggermente smorza tutto, ma sono le punte di freschissima ricotta a far partire il trip, lo sballo. Basta tagliare la pizza in otto, ed ogni fetta morderla dal centro verso la punta ripiena. Il viaggio inizia forte, strasaporito, la ricotta ti addolcisce la bocca, il cornicione te la pulisce, pronta per la prossima fetta. Di nuovo sapori forti, la ricotta addolcisce, il cornicione pulisce. Di nuovo sapori forti, la ricotta addolcisce, il cornicione pulisce. It’s like Rum e Pera. E’ la mia droga.

Pizzeria DA ATTILIO
Via Pignasecca, 17
Napoli (NA)

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Panineria “IUST IUST”

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Quella che sto per raccontarvi è una storia le cui pagine si scrivono di notte. Di quelle notti in cui hai mangiato fuori ma non ti sei saziato, o quelle in cui la tua ragazza vuole un cornetto mentre tu vuoi un panino con la porchetta. O quelle ancora in cui hai bevuto un po’ troppo e sai che c’è solo un posto che può rimetterti in sesto con un essenziale e sostanziale panino vecchia scuola. Perchè una panineria del genere aperta alle 2-3 di notte svolge un servizio all’umanità. Nome e cognome: Iust Iust, il mio panino della notte.

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Ricordo precisamente la prima volta, non mi fidavo! Quella scritta “kebab” così in vista. Aveva tutto per essere una anonima panineria di quartiere che campava con quella che era la moda del momento e avrebbe chiuso nel giro di un annetto. Ma mi è bastato entrare, e rendermi conto che quel piccolo buco era gestito da uno che quel mestiere lo conosceva e come. Si notava una firma, una scuola, l’inconfondibile scuola di Ercolano.

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Enzo Mussorofo, che col suo piccolo gioiellino oggi stravince a Fuorigrotta, si è infatti fatto e formato tra le piazze del vesuviano. Le piazze di Portici, San Giorgio ed Ercolano, quelle di quei camioncini nati dall’esempio del più famoso di tutti, il mitico Gigino è sempre un amico, che, a parte il personaggio comico che ci ha regalato in tutti questi anni, ha fatto scuola. Lo sfilatino scostumato. La comanda senza contorni. L’aggiunta di provola e prosciutto cotto alla carne scelta, per l’ormai celebre variante “completa”. I salamini e i gamberoni come appetizer. Le patate fresche. L’infinita e sempre rifornita batteria di contorni (la regola è minimo tre varietà di funghi), belli in vista e di ottimo aspetto, da scegliere al momento quando pane, carne e formaggi son stati piastrati e manca solo quell’ingrediente “che sponsa”. Da lì ho riconosciuto la scuola, per quello vulett’ pruvà. E mo che ne avrò mangiati millemila è venuto il momento ‘e ve ne parlà.

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Iust Iust perché ancor prima di nascere e c’era solo il piccolissimo locale, in ogni incontro con l’architetto era sempre la stessa storia: “e qui ci mettiamo la piastra, che ci va iust iust”, “e qui ci mettiamo il frigorifero oì, ci va iust iust”. Ed è bello vedere che partendo da qualcosa di così piccolo, sono riusciti oggi a far grandi numeri. Grazie a un panino semplice e gustoso, rassicurante, perfetto in quelle serate in cui non vuoi sbagliare e vuoi andare sul sicuro.

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E il mio “sicuro”, il mio toccasana dopo sbornia, il mio perfetto spuntino prima di andare a dormire non è altro che lui: il panino con la porchetta delle 2 di notte, un must. Porchetta, provola, patate, melanzane a funghetto “bianche”, un goccio di maionese e la soddisfazione è completa.

puok e med iust iust panino porchetta provola melanzane a funghetto patate

Pane leggermente piastrato, poca mollica e per nulla invadente. Dà spazio alla farcia e lo si vede allo “spacco”, il taglio a metà. Composizione che regala al panino di Iust Iust quel godurioso boccone ad ogni morso, saporito, lipidico e scostumato. Bbbono!

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La notte, allora, ha tutto un altro senso. L’ultima botta di vita. L’ultima scorpacciata con gli amici. Sporcandosi e ‘nsevandosi alla vecchia maniera, alla vecchia scuola. E sai che andrai a dormire felice, con la pancia piena e il sorriso alla Robert De Niro in C’era una volta in America, quello che sa di aver scampato ancora una volta quel cornettino da femminucce.

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Panineria IUST IUST
Via Caio Duilio 36
Napoli (NA)

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Con mia madre sono Salvo! (ovvero come fare la frittatina napoletana a casa)

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Da quando mia madre si è “messa” Facebook, la mia vita è cambiata.
Perchè mia mamma è sempre stata la prima fan, la prima follower, la prima lover, di mio padre.
Da quando però è diventata 2.0, ha finalmente capito cos’era sto #puokemed,
e soprattutto perchè il suo caro primogenito, cresciuto a pane e puparuoli,
si fosse trasformato tuttanabbòtta in un giapponese che fotografa ogni cuollo di ‘mbrella.

Bèllebbuono allò è cambiata #mammà, è diventata la meglio fan di queste avventure.
Si è messa a distribuire i bigliettini da visita alle sue amiche pure se so rimaste a paint,
si legge tutti i commenti dei fan ai suoi piatti, ha cambiato completamente approccio a tavola.
Altro che papà ora, quando mi porta un piatto a tavola pare che lo sta portando a Carlo Cracco,
a mio padre mette le cozze nel piatto di plastica e a me nella zuppiera buona.
“Devi fare la foto?”, mi chiama a tavola 10 minuti prima, prima di impiattare.

E io so contento, si diverte, si svaga, è più amata di me, è una càzzo di webstar,
e certe volte, come nella storia che sto per raccontarvi, questa sua evoluzione a mamma techno
porta a sorpresone che ti lasciano a bocca aperta e ti fanno concludere con un grandissimo
e meritatissimo “Mà, hai spaccato”.

mamma puok

Con mia madre sono Salvo! è la storia di una serata qualunque di una giornata qualunque che a un certo punto si è svoltata. Perchè se torni stanco e affamato dal lavoro, apri il frigo per farti un sorso d’acqua e trovi una guantiera piena di frittatine pronte da friggere, sient’ a me, la giornata ti si svolta.

puok e med con mia madre sono salvo frittatina da cuocere

E allora ti carichi di entusiasmo, guardi tua mamma all’opera e seguendola tra uno scatto e l’altro, quasi balli insieme a lei tra tavola e fornelli. Volendole bene come sempre, ma stavolta un pò di più. Pecchè è coraggiosa, è femmena, sta provando a fare in casa una di quelle poche cose per cui da casa ci devi uscire, roba da pizzerie e manco tutte. Stima infinita, lei frigge e io mi incanto.

puokemed con mia madre sono salvo frittatina

Quella schiumarola di mille avventure e ventisei anni di cene in famiglia, il suo pentolino, la musica dell’olio scoppiettante: l’appetito vien guardando. E allò ti siedi subito, perchè sei il puokemed di mammà e ti tocca l’onore della prima: babbo, mettiti in fila.

egidio cerrone con mia madre sono salvo come fare la frittatina napoletana egidio cerrone

puok e med con mia madre sono salvo frittatina

Guardo il piatto e non mi sembra vero di stare a casa.
La frittatina è bella, irregolare e aurea come quella delle migliori pizzerie.
La apro e ne scopro la fragranza della pastella e la cremosità spinta dell’interno.
Un profumino pazzesco che ti fa tremare le mani ad ogni scatto. La fame pazzesca.
Cuore filante di mozzarella, besciamella abbondante e tocchetti di cotto.

puok e med con mia madre sono salvo frittatina

puok e med con mia madre sono salvo frittatina

puok e med con mia madre sono salvo frittatina

puok e med con mia madre sono salvo frittatina

Mordo. All’inizio un pò scettico, mamma sta giocando nel mio territorio.
Chiudo gli occhi per fare la parte e sfotterla un pò, ma due secondi e li spalanco.
Mi giro verso di lei, incredulo e colto da epifania acuta, e non so dire altro:
“Comm ‘e fatt?”, ridò un altro morso, “Mammamì mà, è buonissima, comm’ cazzo è sapurita”
“HAI SPACCATO!!!”
E lei se la ride mentre ne frigge altre, gongola. Lo sa che è buonissima. Tiene il pollice fritto.
Ma mò mi deve dire come ha fatto, io l’ispirazione l’ho capita subito, l’ho portata io a mangiare quella frittatina,
ma maiiii, da una mamma che fino a due mesi fa a stento sapeva andare su internèt,
mi sarei aspettato una risposta del genere:

“Eh, oggi stavo sbariando su Facebook, a un certo punto naggià capito come ma da Puokemed so finita sul sito dei Fratelli Salvo, ho trovato la ricetta di quella frittatina che mi è piaciuta assai, tenevo la mozzarella, tenevo il prosciutto, tenevo il latte, i bucatini e restappresso, mi so messa col tablet davanti e l’ho fatta”. 

Ispirazione top, tra le migliori tre di Napoli e quindi del mondo, la frittatina dei Salvo spacca pur rinunciando al classico interno al ragù. Mangiarla bollente può diventare una esperienza difficile da dimenticare. ‘Na crema, ‘na botta ‘e sapore. Allora scaldate i tablet, correte a fare la spesa, mettete le vostre mamme all’opera. Ecco a voi la RICETTA della mitica frittatina dei Salvo:

pizziata-salvo-013

Ingredienti:
– 1 noce di burro
– 90 g di farina
– 0,5 lt latte
– 250 g bucatini di Gragnano
– prosciutto cotto a dadini
– provola affumicata di bufala dop a dadini
– formaggio grattugiato
– sale e pepe
– pastella per frittura
– olio per friggere possibilmente d’oliva

Fratelli-Salvo

Elaborazione: Cuocere i bucatini e scolarli al dente. Intanto preparare una besciamella sciogliendo in un pentolino il burro aggiungendo la farina e poi il latte tiepido continuando a girare con una frusta fino a che il tutto si addenserà. Su un piano freddo amalgamare la pasta alla besciamella, insieme al prosciutto, la provola, il formaggio grattugiato, del sale e del pepe. Avremo un composto omogeneo con cui andremo a creare dei timballi utilizzando degli stampini alti almeno due centimetri. Far  rapprendere i timballi in frigo e, quando saranno ben sodi, passarli in una pastella e friggere in olio bollente.

FRITTATINA SALVO

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Egidio Cerrone

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Le partite importanti

ImageMio padre è stato sfortunato. Due figli maschi, neanche un tifoso del Napoli. Io tifo Inter, mio fratello Milan. Per quanto possiamo amare la nostra stupenda città, il tifo non lo abbiamo mai considerato un simbolo di appartenenza. Il tifo è imprinting, è legato ad un amore a prima vista. Il mio si chiama Luiz Nazario de Lima, il Ronaldo del ’97-’98. Il suo si chiama Andriy Shevchenko. Ti innamori di loro, poi della maglia. E quando loro se ne vanno, rimane la maglia, per sempre.

ImagePovero papà, che ormai ci ha fatto l’abitudine, e forse forse ci ha trovato anche gusto. Napoli-Inter, Inter-Napoli, Napoli-Milan, Milan-Napoli, Inter-Milan, Milan-Inter, quante partite importanti in casa Cerrone, quante sfide interne, quanti sfottò, quante esultanze. Queste ultime imbarazzanti – per papà si capisce – quando la sua prole inizia ad esultare in territorio ostile come se fosse a San Siro, irritando sicuramente amici e parenti del viale.

Tutto bellissimo, ma c’è una cosa a rendere speciale questi partitoni. Ed è qui che entra in gioco la persona più importante della serata, la nostra donna, “mammà”. Grazie a lei – pseudotifosa del Napoli – in casa Cerrone le partite importanti significano questo:

ImageImpasta nel pomeriggio pre-partita, e mentre noi già siamo seduti sulle “seggiasdraio” da partita, inizia a prendere le ordinazioni. Belli i battibecchi con mio fratello che gliele deve ripetere tre volte; ancora più bello quando gliele segniamo proprio con carta e penna. Na’ pizzeria! Tutto organizzato, tutto è pronto. E’ l’ora rè pizze fritt’!

ImageBelle grosse, enormi, nei limiti della padella, un numero maggiore/uguale di due. Babbo mangerà anche come un “cristiano” normale, lei ne mangerà giusto una tra na’ padellata e l’altra, ma noi figli siamo ben lieti di farci del male, diamo “soddisfazione a mammà”.

ImageSui gusti poi c’è l’imbarazzo della scelta. Mamma sà e provvede a tutto: c’è cotto, salame, pancetta, wurstel, mozzarella, provola, ricotta, patate fritte, pomodoro “accunciato in padella”, basilico, e l’immancabile pepe.

ImageUno potrebbe pensare che quella nella foto diverrà una semplice cotto, mozzarella e pepe…classica e perfetta. Eh no, oltre i limiti della chiusura ra’ pizzetta, per me e mio fratello anche una bella manciata di patate fritte ( 😀 ).

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ImageNu’ poc’ e sale, ed è perfetta.

ImageOvviamente è diversa da quella fritta nelle grosse friggitrici, o nei pentoloni delle pizzerie più belle. Ma in questo caso diversa non vuol dire peggiore, vuol dire soltanto diversa. Più spessa e croccante, bollente, la “arravogli” in un po’ di carta e due secondi ti “arricrei”.  Ha il sapore di casa tua, dei tuoi ricordi, delle mille partite, di mamma. E’ buona mia mamma! ( 😀 ).

Il tempo che lei mangia la sua e si ricomincia:

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Image(la pancetta di “Gilda”, storica macelleria del mio quartiere che un giorno farà parte di questo blog)

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ImageE infine, anche dopo due/tre bestie del genere non può però mancare la regina di tutte. Puoi anche essere pienissimo, nù po’ mancà, chiude in bellezza, “t’acconcia a’ vocca”. Ve la presento:

ImageLa montanara di casa Cerrone. Nu poc’ e pummarulell’, na’ rattat’ e parmigiano, basilico abbondante e mozzarella di bufala. Profumata, saporita, semplice e regale. Ti si scioglie in bocca, con quel mix di sapori e odori che solo gli ingredienti della pizza napoletana sanno darti.

Per chiudere, posso dire che in questa casa anche il derby di Milano sa di Napoli, la mia città, la mia identità, al di là di ogni tifoseria e di ogni sport. Chi vuole cenare da me al prossimo partitone? 😀

ps ho citato tutti tranne l’ultimo arrivato in casa, che poverino quando si fanno queste cose si piazza in cucina imbambolato da tutti quei profumini:

Image(Hiro, detto “egghià, datemi qualcosa” 😀 )

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